Matera e la Calabria

Dom, 03/02/2019 - 12:20

Ha scritto Vito Teti, dopo l’avvio sabato scorso delle manifestazioni di Matera capitale della cultura: “mi domando perché questa ‘occasione’ non sia stata colta nella mia Calabria. Forse perché prevale l’identità del parlare e del promettere e non quella del fare. Forse perché politici, intellettuali, gruppi dirigenti vogliono convincerci che basta punture su una loro boriosa autoreferenzialità e sulla promozione di sé stessi, la Calabria non riesce ad esprimere un propria soggettività etica del fare.
Le stucchevoli autoesaltazioni e autocelebrazioni, le lamentele e la tendenza a dare la colpa sempre agli altri, autoassolvendosi nel loro essere sul libro paga di chi comanda, affondano la Calabria, che pure ha Sibari e Stilo, parchi archeologici e centri storici commoventi, montagne e marine, boschi ed acqua, giovani e ragazze, associazione, che vogliono ribaltare il paradigma dell’arretratezza, del ‘qui non si può fare niente’, dei ‘retori’ che non si stancano di magnificare la loro indimostrata grandezza’’.
Le belle immagini trasmesse in tutto il mondo da Matera in effetti qualche riflessione dovrebbero suscitarla anche alle nostre attitudini ma non se ne avverte eco. Tutto tace nella solita ingarbugliata matassa di una rissa pseudopolitica da comari di quartiere.
La Calabria non può però più aspettare. “A chi lo raccontiamo – aggiunge sempre il grande intellettuale. -Vogliamo fare una colletta e mandare amministratori, intellettuali, professionisti, giornalisti consolatori e spedirli a Matera per fare capire loro come e cosa si può fare?”.
Non servirebbe, caro professore Teti. Il male della Calabria sono i calabresi stessi, avvolti da sempre in un manto di auto razzismo che rende praticamente impossibile levarsi da dosso il mantello e l’abito che noi stessi ci siamo cuciti addosso e che facciamo finta che altri ce lo abbiano confezionato! No: non è così. Un giovane intellettuale della locride, Rosario Condarcuri, sempre in questi giorni ha lanciato una bella provocazione: probabilmente se il 50% dei calabresi fosse senza parola forse la Calabria sarebbe più visitata della Florida.
Prendiamola come vogliamo ma un fondo di verità c’è e si ritrova in quel che vediamo e sentiamo ogni giorno. Una lamentazione continua da un lato e un senso di inefficienza dall’altro: un servizio televisivo racconta di come la Sila sia invasa da turisti sulla neve e raccoglie le belle parole di chi a Camigliatello c’è andato dalla Puglia o dalla Sicilia? Ecco subito pronto la lamentazione dell’albergatore locale che si danna perché non ci sono più le settimane bianche!
Sull’altro versante tu decidi di portare amici e parenti a uno dei siti archeologici più belli e rinomati la domenica pomeriggio alle 15? Lo trovi chiuso perché così hanno stabilito: un’ora prima del tramonto. E non c’è niente da fare a dirgli che il sole tramonta alle 5 passate.
Così vanno le cose. Matera al di là di tutto una cosa l’ha insegnata, tra le tante: ci vorrebbe un po’ di unità e di senso di appartenenza vero in questa nostra bella Calabria e soprattutto quella che Teti chiama l’identità del fare e non delle chiacchiere. Del fare ognuno la sua parte senza chiedere prima – altro sport preferito dalle nostre parti – che cosa fanno gli altri o prendersela col vicino di casa o di ombrellone. Cominci ognuno di noi a fare la sua parte e poi vediamo.

Autore: 
Filippo Veltri
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