Loiero, Minniti: che coppia

Sab, 08/12/2007 - 00:00

Le coppie hanno tracciato spesso la storia del mondo, influenzandola nel bene e nel male. Basti pensare a Mario e Silla, a Stanlio e Ollio, a Hitler e Mussolini, a Ginger Roger e Fred Astaire. Anche la Calabria adesso ha la sua accoppiata da urlo, si tratta di Agazio Loiero e Marco Minniti. Un duo che farebbe invidia anche al Celentano e il Pozzetto di “Lui è peggio di me”.
La Giunta Loiero ha fatto poker, quattro rimpasti. Arrampicati sugli specchi fino all’inverosimile. Ma alla fine una selezione attenta delle figure da lanciare in prima linea c’è stata. Una scrematura lenta ma assolutamente razionale e determinata. Adamo, che oramai era una patata troppo bollente da tenere in giunta si è dovuto accontentare della carica di capogruppo, e Doris LoMoro, una che della gavetta nei partiti non ha mai voluto sapere si ritrova ad essere alla presidenza della costiutente del PD calabrese, una vetrina luccicante che gli consentirà apparizioni televisive e tribune politiche da qui a due anni. Insomma si è costruito un gruppo omogeneo che consentirà a Loiero e Minniti di dormire sonni più che tranquilli. Gli unici problemi potrebbero arrivare dai piani alti, Roma. Il “Loiero Quater” però se lo leggiamo bene non convince. Prima di tutto non si riesce a capire la scelta di accentrare molte gestioni direttamente nelle mani del Presidente. La sanità su tutte. Se non ricordo male, e non ricordo male, su Agazio Loiero pende un rinvio a giudizio proprio su fatti attinenti a gestioni sanitarie. La responsabilità non lo turba evidentemente. Poi ci sono le scelte nebulose del Piano Sanitario Regionale, che essendo contraddittorie e incomprensibili, forse ritiene, fidandosi poco degli altri, di doverle seguire in prima persona. Resta la motivazione non data della defenestrazione di Doris Lo Moro, che forse, col senno di poi poteva essere il male minore. Ma a tutto c’è una risposta e quella di Agazio Loiero si chiama Spaziante. Ma se a nord il Presidente della Regione, unto si sussurra direttamente da Prodi, fa il bello ed il cattivo tempo, a sud un altro delfino si sbizzarrisce in evoluzioni politiche di alto rango. E’ Marco Minniti, uno che di elezioni dirette, quelle col voto degli elettori, non è ha superate molte, forse nessuna, ma si ritrova viceministro, leader del PD calabrese e suggeritore di cariche ed incarichi in tutta la Regione. Come abbia fatto non si sa, ma il dianamico Minniti ora ha stretto una solida alleanza con Loiero e il feudo sembra sotto scacco. E la democrazia sbandierata nel corso della campagna pro Partito Democratico?
Loiero per la nuova giunta non ha minimamente interpellato i partiti, Minniti elargisce incarichi e presidenze nemmeno fosse imperatore. E la politica fatta dal basso? Quella del popolo protagonista? E la Calabria e il suo riscatto? E le aziende sanitarie? Non c’è una cosa, che sia una che sia cambiata, migliorata dopo il delitto Fortugno, dopo le morti per malasanità, dopo De Magistris o altro. Hanno preso tempo, ancora, tempo che la Calabria non ha più, tempo che i giovani non possono bruciare inseguendo aspettative, illusioni. Hanno chiesto tempo parlando di svolte, di aria nuova. La verità è che l’aria è fritta. La solita stanza piena di fumo. E questo è grave quando a presentare il fallimento non è la responsabilità di una persona ma l’alleanza tra due mercanti.

Autore: 
Pasquale Violi
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