Le parole d’ordine

Dom, 16/12/2018 - 18:00

Il principale notista politico del quotidiano più diffuso in Calabria mi ha chiesto se il ministro socialista che citavo nel pezzo della settimana scorsa, che segnalava l'utilità di “disaggregare per riaggregare”, di scomporre, cioè, le alleanze politiche che non funzionano per pensarne di nuove e più coerenti, non fosse Gianni De Michelis. Indovinato! L'articolo - ha anche osservato un suo collega - assomiglia alla traduzione di una versione dal greco antico, “il soggetto e il verbo del periodo alla base del ragionamento sono alla fine”. Appunto: smontare i pezzi per rimontarli nell’ordine giusto. Gli editorialisti dei “giornaloni”, come vengono chiamati, sono durissimi, specie con i grillini, con il loro pensiero (?), il loro agire, il loro italiano. Pure nel pezzo precedente era presente un concetto di quel personaggio politico: “Chi non sa comportarsi bene fuori da casa sua non lo sa fare neppure tra le mura domestiche”. Chi non sa operare in politica estera, cioè, non ne è capace neppure nel proprio Paese. Lo scontro del governo Salvini-Di Maio con l’Europa ce lo ha rammentato. Ci sono, in questo periodo, nuove pregevoli pubblicazioni che si richiamano al Mare Nostrum: a tal proposito De Michelis aveva elaborato una politica per la “Regione Euromediterranea”, sottolineando la posizione cerniera che dovrebbe avere l’Italia tra Medio Oriente, Africa del Nord ed Europa e, come fattore economico di sviluppo nel nostro sud, gli itinerari turistico - culturali. Era stato anche antesignano nel parlare di “Giacimenti Culturali”. La “eredità che ci può salvare”, chiama Mimmo Nunnari il Mediterraneo, lo fa per dire che non parliamo solo di geografia indicandolo, ma di un richiamo preciso alla civiltà, all’integrazione, a un patrimonio che può salvarci da un mondo in caduta, da un rimedio del quale non si capisce la rotta. Tra “viaggi” che già si presentano avventurosi e la paura di non avere una guida che conosce il mestiere della navigazione, i timori aumentano. I valori e la bussola di questo governo rimane difficile usarli. Sono le stesse parole d’ordine a essere sbagliate, a imbruttirne le proposte, che pure vanno valutate, discusse, perché sono espresse da forze politiche che hanno consenso. Ecco perché tante parole d'ordine giuste, tanti progetti importanti di un altro periodo ci sono tornati alla mente.

Autore: 
Federico Lago
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