L'artista di Sant'Ilario che negli anni '70 emancipò la donna calabrese

Dom, 08/07/2018 - 18:20

Negli anni in cui, in Italia, le donne lottavano per conquistare un posto nella società, con il raggiungimento dei loro diritti, alla vigilia della legge sull’aborto e dell’approvazione definitiva sul divorzio, un artista calabrese, attraverso la sua pittura, ha restituito dignità alla figura femminile, rendendola protagonista dei suoi quadri. Si tratta di Antonio Trifoglio.
Nato a S. Ilario dello Ionio, un paesino cresciuto di fronte alle mura ovest dell’antica Locri Epizefiri - terra di Persefone, Zaleuco, Campanella, Nosside, Alvaro, Strati e tanti altri - studia al Mattia Preti di Reggio Calabria. Si diploma al liceo artistico di Napoli e poi all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Nel ’40, studente al liceo artistico di Reggio Calabria, è aiuto del maestro Salvatore Cascone. Inizia la sua partecipazione nel campo dell’arte con un “Autoritratto” e un “Ritratto di signora” all’VIII Biennale calabrese d’arte, a carattere nazionale, nel 1947. Da questo momento in poi la sua carriera decollerà, dipingerà quasi sempre donne, agli uomini ritaglia spazi esigui: i primi autoritratti o ruoli feroci, di soldati cruenti; oppure di pescatori nei lidi ionici che si perdono nel mare. Nel 1974 dipinge una serie di quadri dal titolo “donne al bar”, in cui la figura femminile, con uno slanciarsi di gambe e braccia, si libera dalle convenzioni, imposte dalla nascita, si reca al bar, mettendo in mostra la sua indipendenza. Lo spettatore si perde nei suoi occhi, che esprimono malinconia e solitudine, ma al contempo forza e determinazione. Si tratta di donne indipendenti, che respirano aria di grandi città e con coraggio si liberano dalle convenzioni e dalle etichette. Sembra che la lotta contro gli uomini, i costumi, le superstizioni, la fatica, le abbiano come private del peso e della stessa sofferenza, pertanto prendono posto al tavolino, sorseggiano il loro caffè riflettendo sugli ostacoli ancora da superare e delineando, con sguardo deciso, il cammino da intraprendere. L’obiettivo dell’artista è stato quello di offrire, soprattutto, alla donna calabrese il posto di primo piano nella società, così come nella Magna Grecia la figura femminile godeva della libertà e partecipava attivamente alla vita sociale. Trifoglio fissa, con tratti essenziali e con colore sicuro, questa sua creatura che così si augurerebbe di incontrare.
Un artista, senza dubbio, molto avanti, capace di valorizzare la donna negli anni in cui il suo ruolo era ancora marginale. Alcuni anni prima, Palmiro Togliatti regalava alle stampe “Emancipazione femminile”, un libro all’avanguardia che rendeva onore alla donna. Ricordiamo che il politico aveva accanto una donna come Nilde Iotti, dall’indiscutibile tenacia e intelligenza, che è stata promotrice, proprio negli anni della realizzazione dei quadri di Trifoglio, della legge sul diritto di famiglia del 1975, della battaglia sul referendum del divorzio nel 1974 e della legge sull’aborto nel 1978. Dunque questi due uomini, con tecniche diverse, sono riusciti a dedicare alla donna quel posto di primo piano tanto sognato.
Antonio Trifoglio è stato un artista completo, che ha voluto vivere la sua vita dedicandosi all’arte, anche insegnandola. I suoi disegni hanno raffigurato la realtà; egli disegnava sempre e ovunque andasse e centinaia di opere che ci ha lasciato ne sono una testimonianza. Il figlio Alberto, architetto, con la passione per la pittura, conserva a S. Ilario alcune opere del padre. Inoltre, appassionato di ceramica, attualmente, sta riproducendo con degli allievi immagini della Locri classica - Persefone, Nike, Pegaso e alcune maschere del teatro greco - e restaurando, nel suo paese, una palazzina tutta dedicata all’arte.
La Locride è onorata di aver dato i natali a un’artista del calibro di Antonio Trifoglio che, con la sua arte, ha arricchito la nostra Terra; anche il contributo personale del figlio Alberto non fa che valorizzare il territorio fondato dagli antichi Greci. Fin dall’antichità, la Calabria è stata Terra di cultura.

Autore: 
Rosalba Topini

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