L'acquisizione di contenuti di attività di messaggistica

Mar, 08/10/2019 - 12:20
Giudiziaria

La giurisprudenza di legittimità si è più volte occupata delle questioni dedotte con i motivi di ricorso chiarendo che è legittima l'acquisizione di contenuti di attività di messaggistica (nella specie, effettuata con sistema “Blackberry”) mediante intercettazione operata ai sensi degli articoli 266 e seguenti del codice di procedura penale, poiché le “chat”, anche se non contestuali, costituiscono un flusso di comunicazioni (Sez. 3, n. 50452 del 10/11/2015, Guarnera, Rv. 265615) e precisando come sia del tutto consentita l'attività di messa in chiaro di messaggi criptati (nella specie scambiati mediante sistema Blackberry), effettuata dalla PG delegata attraverso la nomina, anche senza particolari formalità, di ausiliari tecnici e il ricorso alla spontanea collaborazione da parte del produttore del sistema operativo in ordine all'algoritmo necessario per la decifrazione (Sez. 3, n. 5818 del 10/11/2015, dep. 2016, Agresta, Rv. 266267).
Su questa scia - in una vicenda analoga relativa a captazione, avvenuta con un “server” della società canadese che garantisce il servizio di dati telematici relativi a comunicazioni avvenute tra gli indagati, attraverso apparecchi “Blackberry” con il sistema c.d. “pin to pin”, poi trasmessi in originale dalla sede italiana del gestore direttamente sulla memoria informatica centralizzata degli uffici della Procura della Repubblica, dove sono stati letti, registrati e verbalizzati - è stato affermato che sono utilizzabili, senza necessità di rogatoria, gli esiti di intercettazioni di comunicazioni in “chat” protette tramite il servizio c.d. “pin to pin” gestito tramite “server” collocato in territorio estero, ma i cui dati siano stati registrati nel territorio nazionale per mezzo di impianti installati presso la Procura della Repubblica (Sez. 6, n. 1342 del 04/11/2015, dep. 2016, Brandimarte, Rv. 267184), a nulla rilevando pertanto che per “decriptare” i dati identificativi associati ai codici PIN sia necessario ricorrere alla collaborazione del produttore del sistema operativo avente sede all'estero (Sez. 4, n. 46968 del 05/04/2017, Monteleone, non mass.; Sez. 4, n. 16670 del 08/04/2016, Fortugno, Rv. 266983).
In un recente processo concluso in Corte d'appello a Reggio Calabria, si trattava di reati in materia di narcotraffico, i giudici hanno tenuto conto degli approdi cui è pervenuta in questa specifica materia la giurisprudenza di legittimità sottolineando come, nel caso di specie, le operazioni di intercettazione fossero avvenute in territorio italiano, tramite la registrazione dei dati nella memoria informatica centralizzata (server) installata nei locali della Procura di Reggio Calabria.
Nel caso in esame, secondo la sentenza della Corte di Cassazione, la Corte territoriale ha poi dato atto come le operazioni di cui all'articolo 268 del codice di procedura penale siano avvenute mediante la registrazione dei dati telematici, riguardanti i messaggi scambiati tra i telefoni BlackBerry degli imputati con il sistema cd. “pin to pin”, trasmessi in originale dalla società “RIM” avente sede in Italia direttamente sul server dell'ufficio della Procura, ove sono stati letti, registrati e verbalizzati. Sul rilievo che l'attività di registrazione delle comunicazioni intercettate - consistente, sulla base delle moderne tecnologie, nella immissione dei dati captati in una memoria informatica centralizzata - sia stata compiuta nei locali della Procura della Repubblica mediante l'utilizzo di impianti ivi esistenti, la Corte d'appello ha precisato come, a prescindere dalla circostanza che le interconnessioni “pin to pin” avvenissero grazie ad un server posto in Canada, il flusso di comunicazioni sia stato girato in originale dalla sede italiana della “RIM” direttamente alla memoria informatica centralizzata della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, con un passaggio (cioè un istradamento) da gestore dei dati all'A.G. tutto interno al territorio nazionale, rispetto al quale non era pertanto necessaria l'attivazione di alcuna procedura rogatoriale, posto che le operazioni di registrazione erano state compiute presso la Procura della Repubblica e senza che avesse rilievo il fatto che la sede italiana della “RIM” fosse deputata in via esclusiva ai servizi di assistenza tecnica in quanto era risultato che i flussi di comunicazioni erano stati passati all'A.G. proprio da tale sede italiana, dopo che l'istradamento dei dati e le operazioni di registrazione erano pacificamente avvenute sul suolo nazionale, il che giustificava e rendeva legittima la mancata attivazione della rogatoria internazionale e, pertanto, pienamente utilizzabili i dati conoscitivi per tale via assunti.

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