La superlativa carriera del calabrese Cataldo Calabretta

Dom, 13/01/2019 - 12:00

Cataldo Calabretta, avvocato e docente universitario di diritto dell’informazione, è un esempio positivo della nostra terra avendo conquistato, con le proprie forze, grandi traguardi in diversi settori. Molto competente, da anni mette la sua professionalità al servizio di molti volti noti dello star system italiano e collabora con prestigiosi periodici italiani. Si definisce un calabrese nell’anima: generoso, ambizioso, determinato e inarrestabile. Ma, andiamo a conoscerlo meglio.
Quali sono i ricordi più belli che conserva della sua infanzia a Cirò Marina?
Se penso ai ricordi della mia infanzia, non posso non ricordare gli odori domestici della mia casa di famiglia e della natura circostante, compresa la salsedine del mare. Avere delle radici così forti, che affondano in una Terra così ricca eppure piena di contraddizioni, mi ha spinto a partire per vedere cosa c’era oltre quei confini senza, però, mai dimenticare la via del ritorno nel luogo dove sono nato e cresciuto. Ho vissuto a Cirò Marina fino a 18 anni, poi sono partito per studiare giurisprudenza a Milano all’Università Cattolica, un privilegio senza paragoni e nel capoluogo lombardo è iniziato il mio sogno. In Calabria sono nati moltissimi professionisti talentuosi costretti però a lasciarla, con grande dolore, per affermarsi altrove, ma senza mai dimenticarla.
Da avvocato, come ha intrapreso la strada del mondo della televisione e della comunicazione?
Diritto e informazione, per me, rappresentano un binomio perfetto. A 20 anni ho iniziato a scrivere sui giornali ancor prima di laurearmi, tutto è avvenuto in maniera naturale. Con tanto impegno sono arrivati risultati prestigiosi, ma per raggiungerli è stato fondamentale avere un’ottima organizzazione mentale. Mi piace sperimentare, ma prima di iniziare qualsiasi avventura professionale voglio essere sicuro di non commettere errori. Oggi, però, non riuscirei ad eliminare niente, ancora il fisico e la mente mi sostengono (sorride ndr). Spero di essere  apprezzato per tutto ciò, il consenso per me è essenziale. La mia vita è “on the road” sempre con la valigia in mano, con l’occhio all’orologio per non perdere un aereo, un appuntamento, un viaggio, una lezione all’università.
Cosa apprezza e cosa, invece, cambierebbe in questo universo dello spettacolo?
Come tutti gli ambienti c’è il bene e c’è il male. È necessario non mischiarsi con il marcio e cercare di arginarlo il più possibile.
In veste di avvocato è entrato a far parte della difesa di Francesco Schettino. In questi casi, quanto il processo mediatico può influire negativamente?
Nell’esercizio della cronaca giudiziaria sorge il diritto di conoscere i fatti, oggetto di una vicenda giudiziaria: l’interesse pubblico alla notizia è un diritto previo. Il giornalista deve raccontare la notizia con equilibrio e obiettività. Sempre più spesso succede che, attraverso uno stravolgimento dell’informazione, si deformano le risultanze processuali e nascono delle vere e proprie gogne, fondate su una presunzione di colpevolezza. Il processo mediatico non dovrebbe esistere, ma dovrebbe esserci un equilibrio tra informazione e procedimento penale. Ogni volta che tale rapporto è squilibrato sorge il processo mediatico. Sono, profondamente, convinto che le “tre” verità che costituiscono le vicende di cronaca giudiziaria, ossia la verità storica, processuale e mediatica, debbono convergere, ma spesso questo non succede; è compito di tutte e tre le categorie di professionisti ovvero: i protagonisti per la prima, giudici e avvocati per la seconda e giornalisti per la terza contribuire, con il massimo impegno, affinché questi tre poli corrispondono.
Nel 2016 ha scritto insieme a Vittoriana Abate, giornalista e conduttrice di Rai Uno, “Il Ragionevole sospetto” libro dedicato ai più intricati casi di cronaca nera.
Sì, il nostro intento è stato quello di spiegare grandi categorie di delitti: i cosiddetti cold case, quei casi irrisolti che hanno calamitato negli anni un’attenzione massiccia e costante, quei casi già definiti ma che, nonostante il responsabile sia stato assicurato alla giustizia, presentano zone d’ombra su cui è importante indagare e informare. Abbiamo svolto un’analisi specifica del rapporto che sussiste tra le indagini in corso e le inchieste giornalistiche che si “muovono” parallelamente.
Lei è consulente legale e opinionista dei più importanti programmi Rai, in che modo si ricopre un ruolo così delicato?
Non è semplice. È fondamentale prepararsi e conoscere le vicende giudiziarie per non commettere errori e per non deludere il pubblico. Nessuno deve avere la presunzione di credere che un’opinione sia la verità assoluta.
In questi anni ha cercato di sensibilizzare l’opinione pubblica su alcune campagne. Quali, in particolare?
Nel 2009 sono stato il promotore della campagna inerente l’utilità del sangue cordonale. Abbiamo organizzato tante iniziative e ricevuto molti consensi, per aver avviato un progetto volto a migliorare il livello delle informazioni su una materia complessa, che è governata da una normativa ancora piuttosto carente in Italia. Molte mamme in attesa non sono ben informate su tutte le varie possibilità, ed arrivano al momento del parto senza aver deciso nulla. Su una materia così importante, in Italia, c’è un vuoto legislativo intollerabile rispetto agli altri paesi d’Europa, dove la situazione è regolamentata in modo migliore. Se si pensa che le cellule staminali, estratte dal cordone, possono essere trapiantate per curare varie patologie come: linfomi, leucemie, aplasie midollari, talassemie, immunodeficienze congenite e alcuni difetti metabolici la situazione appare ancora di più paradossale. L’altra campagna d’informazione è volta a educare sull’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce nella lotta ai tumori, si chiama “Regalati la prevenzione”. Ho pensato di far scendere in campo, insieme a me, alcuni personaggi del mondo della medicina, della comunicazione e dello spettacolo per ricordare a tutti che un corretto stile di vita e frequenti controlli medici specifici possono essere i nostri migliori alleati per scongiurare l’insorgere di gravi patologie.
Cosa le manca di più della sua Terra, quando si trova fuori?
La mia famiglia.
Della Calabria si è sempre detto “tutto” e “il contrario di tutto”. Lei cosa vorrebbe dire?
Auguri Calabria, spero che avrai presto una nuova veste, lo meriti.

Autore: 
Rosalba Topini
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