La storia di Giannona, la levatrice di Siderno

Dom, 28/07/2019 - 11:40

La levatrice è una delle professioni più antiche del mondo, chiamata anche mammana, perché come una seconda mamma dava alla luce una creatura. Sin dall’antichità, la medicina antica si occupava del parto solo a livello teorico, mentre l’arte ostetrica, “l’arte di stare accanto”, era pertinenza assoluta delle donne che si tramandavano le loro pratiche dall’una all’altra. Lo stesso Socrate, figlio di una levatrice, affermava che una buona levatrice ha una particolare sensibilità e conoscenza della natura umana. Anche Platone parlava della levatrice ideale come di una donna con un’intelligenza sveglia e memoria pronta. Doveva essere studiosa, attiva, robusta, compassionevole, paziente, riflessiva e prudente. Questa figura, poiché aiutava a dare la vita, godeva di un certo prestigio e di autorità, entrava nelle famiglie ed era testimone della loro discendenza. Era a conoscenza di intimi segreti, riservata e temuta, ma anche rispettata, circondata da un’aura di sacralità. Il suo compito era di stare vicino alla partoriente prima, durante e dopo il parto. Oggi il sesso del nascituro si può riconoscere con un’ecografia sin dai primi mesi di gravidanza, allora i pronostici erano piuttosto personalizzati. Un detto diceva: “Panza pizzuta nun porta cappeddu”, quando si pronosticava una femminuccia. “Auguri e figghi masculi”, si diceva perché si desiderava un maschio. Quando il bambino nasceva avvolto dalla placenta, si gioiva perché si pensava sarebbe stato molto fortunato: “Nescìu ca cammisa”, si diceva. Solo dopo che il bambino era stato allattato per la prima volta, il padre poteva entrare per vedere la creatura.
La legge della tutela dell’igiene e della sanità pubblica del Governo Crispi del 1888 istituzionalizzò la professione della levatrice, stabilendo che per l’esercizio della professione occorreva essere maggiorenni, laureati o diplomati presso un’Università o scuola del Regno. Inoltre, veniva introdotto l’obbligo per i Comuni a stipendiarla, assicurando invece assistenza gratuita per i poveri. Nel 1937 il titolo di levatrice diventa di ostetrica; mentre nel 1978 con i parti in ospedale, tale figura, perse il proprio ruolo.
Anche Siderno ha avuto la sua levatrice Maria Giannone, chiamata da tutti Giannona. Nata nella Repubblica di San Marino, una volta trasferitasi a Siderno si fece apprezzare per la sua professionalità, diventando il punto di riferimento per tutte le donne del paese. Tutte la cercavano, tutte le chiedevano consigli, i mariti andavano a prenderla con la vespa per condurla dalle loro mogli pronte a partorire. Era una donna alta e robusta, con un carattere forte e deciso, nessuno osava contraddirla o disturbarla mentre lavorava. Se qualcuno le parlava durante il parto, lo zittiva con una parola. Molto precisa e attenta, così preparata che quando il medico Alvaro si trovava di fronte a un parto difficile, chiamava Giannona in suo aiuto. Da brava levatrice, assisteva le sue pazienti durante tutto il periodo della gravidanza, dispensando preziosi consigli; quando iniziavano i dolori rimaneva accanto alla donna, incoraggiandola e sostenendola. A volte si sdraiava sul letto, tenendo l’orologio puntato per controllare l’arrivo delle doglie e nel frattempo chiedeva alla partoriente di camminare per la stanza, fino al momento decisivo. Se la situazione diventava critica, consigliava di andare in ospedale, ma lei era la prima a entrare in sala parto per stare vicino alla futura mamma. Dopo la nascita ritornava per assicurasi che madre e figlio stessero bene, facendo dei bagnetti al piccolo e consigliando su come allattarlo. Dopodiché passava a occuparsi di un’altra creatura. Per il suo lavoro non chiedeva nulla, ma accettava solo regali che le venivano donati spontaneamente, come uova, galline o prodotti dell’orto. Ironia della sorte non ha avuto figli, ma è stata la seconda mamma di tanti sidernesi, avendoli aiutati a venire alla luce con amore e dedizione. Ha incarnato la levatrice per eccellenza per tutte le sue qualità e la sua vasta conoscenza. Oggi la figura della levatrice è stata sostituita da una figura più emancipata, chiamata ostetrica, ma che avrebbe molto da imparare dalle vecchie mammane.

Autore: 
Rosalba Topini
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