La scissione della ‘ndrangheta sidernese

Lun, 09/07/2018 - 18:00
Giudiziaria

Negli anni la cronaca nera e quella giudiziaria hanno affrontato, in diverse occasioni, le dinamiche associative della ‘ndrangheta sidernese. La “faida di Siderno”, culminata con il maxiprocesso denominato “Siderno Group”, ha registrato una serie di approfondimenti sulle colonne dei giornali e sulle riviste specializzate. Quanto sia avvenuto successivamente alla fine di quel processo è ancora al vaglio degli inquirenti e non ha trovato un’adeguata analisi critica degli addetti ai lavori.
Ai primi anni del duemila Siderno si è ritrovata, per un breve periodo, al centro di vicende di cronaca nera, con delitti ancora rimasti insoluti, e attentati di vario genere che si inquadrerebbero in un tentativo di scissione della ‘ndrangheta sidernese. Si tratterebbe di dinamiche interne che, allo stato, sono state ipotizzate dagli investigatori, ma che non hanno trovato ancora un fondamento processuale definitivo.
Tornando al processo “Siderno Group”, a seguito dei provvedimenti giudiziari i capi storici delle famiglie sidernesi rivali fino a quel momento, rimanevano in carcere a scontare pesanti pene detentive mentre altri, non appena scarcerati iniziavano a guardare il fertile territorio sidernese, che, nel frattempo, in piena “pax mafiosa”, aveva accresciuto il numero di attività economiche in espansione , diventando il primo centro della Locride sia per attività imprenditoriali che dal punto di vista immobiliare.
Ed erano proprio loro, i reduci della guerra mafiosa di Siderno, quelli che avevano pagato con duri anni di galera la loro fedeltà ai “clan egemoni”, senza nulla avere in cambio e restando fuori dai fiorenti business aperti dai “loro padrini”, che avrebbero cercato di assumere potere e importanza approfittando dell’assenza dei capi.
«Iniziava in tal modo – secondo gli inquirenti - l’escalation criminale di S. S. nell’ambito della famiglia dei “COMMISSO”, all’interno della quale doveva recuperare posizioni e privilegi. Era ovvio che le mire convergenti tra vecchi padrini decaduti e nuovi padrini in ascesa avrebbero fatto stipulare nuove e vantaggiose alleanze tra di loro (i COSTA con i SALERNO). I loro appetiti, aumentati dagli anni di privazione e sofferenze, si rivolgeranno verso le attività più lucrose cercando di piegare la resistenza di coloro che si opponevano con intimidazioni e danneggiamenti, utilizzando micidiali armi quali Kalashikov, pistole cal.9x21 e fucili a canne mozze».
«Chi si opponeva o dopo aver dato la loro adesione si dissociava era punito con ferocia e determinazione, la fame di questi nuovi barbari era insaziabile, tutti dovevano assoggettarsi a loro,. a partire dall’umile giostraio a finire al ricco commerciante di mobili o di abbigliamento».
In quel periodo gli appartenenti alle famiglie mafiose in auge assistono «attoniti e preoccupati all’escalation criminale delle nuove ed agguerrite bande, senza riuscire ad  adottare provvedimenti, sino a quando colmata la misura reagiranno con inaudita ferocia con l’eliminazione dei fratelli…, che avevano dato inizio alla scissione della ‘ndrangheta sidernese».
«L’arroganza e la violenza del nuovo gruppo determinava una feroce reazione del gruppo “COMMISSO”», che culminava nell’ottobre 2006, quando due sicari affrontavano il boss emergente S.S. che veniva  ucciso a colpi di fucile caricato a pallettoni. «La sua morte creava un clima di grave incertezza nella città di Siderno, e ne derivavano diversi episodi criminali che avrebbero fatto chiaramente capire come stesse per avere inizio una guerra di mafia tra cosche contrapposte».
La lunga scia di sangue e di fuoco, che per oltre un anno aveva segnato la cittadina ionica facendola diventare “terra di nessuno”, si interrompeva come per incanto, e una città intera si trova fuori dalla cappa angosciosa in cui si era trovata a vivere, ritornando alla sua tranquilla ed operosa occupazione, determinata dall’incisiva azione della Polizia di Stato che con la cattura di alcuni giovani leve e poi di T. C., capo di una delle storiche ‘ndrine e latitante dal 2005, e la successiva operazione “Lettera Morta” che portava all’arresto per associazione mafiosa dei componenti del “Clan Costa” rimasti sul territorio, sanciva una ripresa  della vita nella cittadina sidernese.

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