La Regione Calabria tradisce i giovani agricoltori e ignora le sentenze

Dom, 30/09/2018 - 12:40

Da anni si sostiene la necessità del ricambio generazionale in agricoltura, per dare nuova forza a un settore che dall'innovazione ha tutto da guadagnare. Tanti i giovani disposti a rimanere in campagna e tanti quelli che vorrebbero lasciare la città per godere del verde, avviare una propria azienda agricola e battere con l'ingegno la crisi. I fondi europei in questo caso sono spesso evocati come ancora di salvezza, ultimo treno da prendere al volo per riuscire a realizzare i propri progetti. Ci si arma, quindi, di tanto coraggio ed estrema pazienza e si iniziano ad affrontare le procedure previste dai regolamenti dell’Unione europea: lunghi e tortuosi iter di approvazione, moltissimi documenti da compilare, intricati adempimenti amministrativi, molta burocrazia, controlli farraginosi e spesso più formali che sostanziali. Purtroppo, però, non basta superare questa prima prova, perché può capitare che nonostante si sia riusciti egregiamente a decifrare il burocratese, si venga esclusi senza ragione. È quello che è successo a quindici giovani agricoltori calabresi, risultati tra i 150 esclusi dal Pacchetto Giovani 2016, misura con cui la Regione Calabria si impegna a sostenere l'insediamento dei giovani in agricoltura. E così subito dopo la pubblicazione dei non ammessi, avvenuta nel dicembre 2017, i quindici decidono di presentare ricorso al Tar. Il Tar rispedisce al mittente: la Regione ha torto. Non contenta, rifiuta e va avanti. Chiede la sospensione dell'efficacia della sentenza del Tar e a luglio di quest'anno la questione viene rimessa alle decisioni del Consiglio di Stato. Nel frattempo viene pubblicato il Pacchetto Giovani 2018 in cui, colpo di astuzia!, si precisa che chi deciderà di presentare una domanda di sostengo 2018, collegata alla domanda presentata al Pacchetto Giovani 2016, rinuncerà automaticamente all'eventuale domanda di riesame presentata in esito al bando 2016. Si cerca, quindi, di incoraggiare 15 giovani che di fatto avrebbero già diritto ad essere ammessi a un precedente bando, perché così stabilito dal Tar, di prendere parte a una nuova selezione dalla quale potrebbero anche essere esclusi. Qualcuno forse ci sarebbe potuto anche cascare, visto il ricorso della Regione al Consiglio di Stato che riapriva di fatto i giochi. Ma chi ha architettato un simile inganno, ha fatto male i conti. La sentenza del Consiglio di Stato giunge prima del previsto, prima cioè della scadenza del bando 2018. Anche secondo il Consiglio di Stato la Regione ha torto. Seconda fragorosa bocciatura, dunque. I quindici giovani sono stati esclusi ingiustamente. La Regione Calabria, però, sembra proseguire per la propria arbitraria strada infischiandosene non di una, ma di ben due sentenze.
"Abbiamo visto nel Piano Sviluppo Rurale un ottimo strumento a nostro favore per realizzare qualcosa di positivo - ci ha dichiarato uno dei 15 giovani esclusi. - Ci siamo illusi di poter rimanere nella nostra terra e invece ci siamo ritrovati con le mani legate: non possiamo partecipare al nuovo bando se non rinunciamo al ricorso presentato per essere ammessi a quello precedente, in cui di fatto abbiamo il diritto di rientrare così come stabilito dal Tar e dal Consiglio di Stato. Ci sentiamo raggirati e traditi dalle nostre istituzioni". 

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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