La Calabria è l’Inferno!

Dom, 14/04/2019 - 11:40

Qualche giorno fa, il giornalista Francesco Merlo, sulla prima pagina di “Repubblica” ha scritto un interessante articolo sulla vicenda di Riace, contribuendo con grande lucidità a inquadrare il “caso” di Mimmo Lucano come un caso di “politica” nazionale. Secondo il giornalista, la sentenza della Cassazione che non individua indizi di colpevolezza e alcun comportamento “fraudolento” nella vicenda di Riace è un oggettivo atto di accusa nei confronti dei metodi spicci e sommari che molti magistrati usano in Calabria.
Merlo non ha dubbi di sorta e lo dimostra la frase che riporto integralmente: “Ora che la Cassazione lo ha riabilitato magna cum laude, bisognerebbe premiare Mimì Lucano con una medaglia al valor civile per come ha rispettato e applicato la legge nell’indiavolata terra dei fuorilegge…”.
Giovedì sera il GUP di Locri ha rinviato a giudizio Mimmo Lucano e altri perché ritiene ci siano sufficienti indizi per celebrare il processo.
Quindi Lucano, quantomeno per i prossimi mesi brucerà sulla graticola infernale della “giustizia” pur non avendo intascato un euro come riconosce la Suprema Corte.
Una biforcazione giuridica e culturale tra i magistrati di Cassazione e molti di quelli che operano in Calabria rappresenta il frutto avvelenato delle due parole poste alla fine della frase in cui Merlo definisce la nostra Regione come “indiavolata terra dei fuorilegge” senza rendersi conto che proprio tale “sentire” sta alla base dell’arresto di Lucano: tra i diavoli non nascono i Santi.
Ed è quindi legittimo "crocefiggere" i malcapitati sul capestro della “legalità formale”.
Conosco bene i problemi della Calabria e so che è l’Eden bensì una Terra scolpita da una Storia che ci ha visto soccombenti. Non potrebbe essere diversa da com’è!
L’Oggi è figlio di una secolare oppressione.
La repressione a volte raffinata e impalpabile, altre volte stupida e rozza tende più che a combattere i “fuorilegge” e rimuovere la cattiva coscienza di quanti sono stati responsabili del “regresso” della Regione.
Molto tempo fa, un ufficiale dell’esercito di occupazione francese ha definito la Calabria come «un paradiso se non fosse abitata da diavoli»; e contro i demoni è stato legittimo usare la mannaia e la forca; squartare donne incinte come è successo a San Luca, sgozzare sacerdoti sull’altare. Giorgio Bocca ha scritto “L’inferno” mettendoci tutti (o quasi) dentro. Tralascio Imma Vitelli che ci ha definito “la terra più barbara di Europa”.
Noi Calabresi siamo eternamente inseguiti dall’inferno e così anche un bravo giornalista come Merlo cade nella “trappola”! Ma a sua discolpa bisogna dire che più che sua la responsabilità è di quanti, soprattutto “calabresi”, hanno contribuito a farci marchiare come delinquenti.
E oggi si ritiene normale insultare e opprimere i calabresi come non si farebbe mai con i lombardi, i veneti o gli emiliani!
Sembra quasi lecito pensare che il calabrese sia un bruco che spiccando il volo diventa ndranghetista. E invece è vittima di una storia infame che lo costringe a fuggire dalla propria Terra a causa di una lunga oppressione oppure vivere in Calabria dove ormai la Costituzione è stata abolita.
I nostri giovani non resteranno in una Regione massacrata della mafia e dall’antimafia e fuggiranno via da questa terra di “pretori”, di “sbirri” e di “banditi”!
Merlo fa eccezione per “Lucano” perché il suo caso ha fatto “storia” e ha riscosso tanta solidarietà ma io lo inviterei a girare per la Calabria (e io gli farei gratuitamente da guida) per vedere con i propri occhi quanti “Lucano”, senza nome e senza difesa alcuna, hanno lasciato le proprie carni vive sull’invisibile filo spinato che ci circonda.
Noi calabresi siamo deboli e paghiamo perché tali!
Lunedì scorso a Catanzaro s’è svolto un convegno alla presenza del ministro della Giustizia, del presidente della commissione antimafia Nicola Morra e con tre punte avanzate del giustizialismo dominante: Davigo, Travaglio e Gratteri.
Ne è venuto fuori un “manifesto” oscurantista che cancella con un colpo di spugna l’Illuminismo, Cesare Beccaria, e soprattutto la Costituzione.
Nella Regione più oppressa d’Italia, costoro pensano di risolvere ogni questione invocando la galera. Nessuna autocritica per le immense somme spese in repressione mentre la ndrangheta spiccava il volo verso lidi più prosperi. Nessuna riflessione sugli innocenti fatti sfilare in manette; o sui soldi spesi per intercettare migliaia di cittadini estranei a ogni disegno criminale.
È un caso che tale incontro sia avvenuto in Calabria?
No! Perché la Calabria è stata degradata a “ inferno” ed è la terra adatta a esperimenti estremi.
Non dimentichiamo mai che il fascismo non ha mai abolito lo “Statuto Albertino” ma s’è limitato a svuotarlo con leggi ordinarie imponendo la dittatura.
Rifletta Merlo, neanche il convegno oscurantista di Catanzaro e neanche i magistrati calabresi a cui il giornalista di Repubblica fa riferimento vogliono abolire formalmente la Costituzione, piuttosto svuotarla per fare veramente della Calabria un inferno in grado di bruciare la democrazia nell’Italia intera.

Autore: 
Ilario Ammendolia
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