L’utilizzazione delle “fototrappole”

Lun, 10/06/2019 - 18:00
Giudiziaria

Con riferimento alla recente operazione antidroga denominata “Selfie”, eseguita dai carabinieri coordinati dalla Procura distrettuale reggina, le foto ritraenti gli indagati nell'atto della coltivazione delle piantagioni di stupefacente, effettuate dagli stessi mediante il collocamento di dispositivi c.d. "fototrappole", secondo il gip reggino appaiono pienamente utilizzabili secondo l'orientamento della Suprema Corte di Cassazione che afferma che "le videoregistrazioni effettuate dai privati con telecamere di sicurezza sono prove documentali, acquisibili ex art. 234 cod. proc. peri., sicché i fotogrammi estrapolati da dei filmali ed inseriti in annotazioni di servizio non possono essere considerati prove illegittimamente acquisite e non ricadono nella sanzione processuale dì inutilizzabilità" (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 6515 del 04/02/2015).
Ecco cosa dice, integralmente, la sentenza citata dal gip nell’ordinanza custodiale. L'indagato, per mezzo del suo difensore di fiducia, deduceva l'inutilizzabilità dei fotogrammi estrapolati da una ripresa video mai trasmessa dalla Procura, in violazione dell'art. 309, comma 5, cod. proc. pen., nonché l'inutilizzabilità delle stesse immagini non essendo disponibile il supporto originale da cui sarebbero state tratte.
Considerato iDiritto 1. Il ricorso è inammissibile in quanto basato su motivi non consentiti nel giudizio di legittimità e comunque manifestamente infondati. 2. Le eccezioni sollevate dal ricorrente in ordine all'inutilizzabilità dei fotogrammi estratti dalla videoregistrazione effettuata dalle telecamere di sicurezza all'interno della gioielleria della persona offesa sono state già esaminate e rigettate dal Tribunale per il riesame con motivazione congrua che il Collegio condivide in quanto coerente con gli indirizzi giurisprudenziali di questa Corte. 3. Al riguardo occorre precisare che è manifestamente infondata l'eccezione di inutilizzabilità dei fotogrammi perché estratti da una ripresa video non trasmessa al Tribunale per il riesame nei termini di cui all'art. 309, comma 5, cod. proc. pen. Infatti non risulta che il video da cui sono stati estratti i fotogrammi sia stato trasmesso al Gip insieme agli altri elementi di prova sui quali è stata fondata la richiesta di applicazione della misura cautelare nei confronti del prevenuto. Al contrario, come ha rilevato il Tribunale, risulta che i fotogrammi estrapolati dalle videoriprese sono stati inseriti nella CNR dei Carabinieri che il P.M. ha trasmesso al Gip ed esaminati nel contesto degli atti d'indagine compiuti dalla polizia giudiziaria. 4. Secondo l'insegnamento di questa Corte, in tema di riesame, non Corte di Cassazione - copia non ufficiale costituisce violazione dell'art. 309 comma quinto cod. proc. pen. la circostanza che il PM, selezionando gli atti da produrre a sostegno della richiesta di applicazione della misura cautelare, abbia trasmesso, in luogo della videoregistrazione del fatto oggetto di indagine, annotazioni di servizio in cui erano riportati i dati relativi a quanto videoregistrato, posto che all'accusa compete la direzione dell'inchiesta e la scelta degli atti su cui basare la richiesta della misura (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 8837 del 20/11/2013 Cc. (dep. 24/02/2014) Rv. 258788). 5. Ugualmente inammissibile è l'eccezione di inutilizzabilità dei fotogrammi in assenza del supporto video da cui sono stati estratti. Le videoregistrazioni effettuate dai privati sono prove documentali, acquisibili ex art. 234 cod. proc. pen. La sanzione processuale di inutilizzabilità, ai sensi dell'art. 191 cod. proc. pen. riguarda soltanto le prove illegittimamente acquisite. I fotogrammi inseriti nella CNR non possono considerarsi prove illegittimamente acquisite e pertanto non cadono sotto la sanzione dell'inutilizzabilità. In realtà il problema sollevato dalla difesa riguarda la genuinità di tali estrapolazioni in mancanza della registrazione originale. A ben vedere si tratta di una questione di merito che incide sul grado di affidabilità della prova, non certo sull'utilizzabilità, come tale non è deducibile con il ricorso per cassazione. In ogni caso occorre considerare che i fotogrammi estratti dalle videoriprese non costituiscono l'unico elemento di prova a carico del prevenuto ma concorrono a delineare il quadro della gravità indiziaria assieme ad altri elementi fra cui l'individuazione fotografica effettuata dalla persona offesa. Non può dubitarsi, pertanto, della sussistenza del presupposto della gravità indiziaria.

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