Il re della Locride compie 90 anni

Dom, 14/04/2019 - 11:00

Il 16 aprile Nik Spatari compirà 90 anni, un traguardo importante che merita di essere celebrato, dal momento che, con le sue numerose opere e la realizzazione del museo “Musaba”, ha reso ancora più bella la nostra Regione e noi siamo orgogliosi che un artista del suo calibro sia un calabrese doc. Ho ripercorso, insieme a lui, la sua strepitosa vita che somiglia a un film d’avventura, ricca di colpi di scena e di incontri interessanti.
Il 16 aprile compirà 90 anni, qual è il primo ricordo che le rimbalza nella mente, in questo momento?
È come se questi lunghi anni non fossero passati… È difficile spiegare, ma io sento che le cose non finiscono: io sento l’infinito.
A 7 anni vince il primo premio di disegno del “Corriere dei piccoli”, a 11 il primo premio al Concorso Internazionale “Alleanza d’acciaio”. Sembra che l’arte abbia sempre fatto parte della sua vita. Non ha mai sognato di fare altro?
Non avrei potuto fare altro che l’artista. Ho cominciato da bambino, come un gioco. Ma, anche dopo, ho giocato sempre, ottenendo molto di più di quello che mi aspettavo. Per il premio “Patto d’acciaio” lo vinsi disegnando un orso bianco con tanto di falce e martello in fuga, inseguito dalle tre bandiere dell’alleanza: era come una profezia e tale rimase.
Nel 1940, a causa di un trauma, perse l’udito e proseguì il suo percorso formativo da autodidatta. Dove ha trovato la forza di non abbattersi?
Mi salvò l’arte e la fantasia. Mi chiusi in me stesso e nei miei fantastici disegni.
Da ragazzino dipingeva sui muri delle case distrutte dalle bombe della guerra mondiale, usando una miscela rudimentale di pigmenti e tuorlo d’uovo. Quale messaggio voleva lasciare in quel triste frangente?
Dipinsi sui muri, distrutti dalle bombe, il conflitto e la popolazione colpita a morte per esprimere tutto il mio dolore.
Durante la sua infanzia, seguiva suo padre in Aspromonte che, in qualità di maresciallo dei carabinieri, dava la caccia ai latitanti; lei, invece, correva tra le vette dell’Aspromonte con i suoi pennarelli. Ci racconta quei momenti?
Ero libero, girovagavo per l’Aspromonte e disegnavo quello che vedevo. E, quando, la caserma di mio padre fu attaccata, io ero lì.
A 26 anni, arriva un grande riconoscimento: vince il premio Zagabria con “Le giornate di Budapest”. Il sovrintendente dei beni culturali di Reggio Calabria le mette a disposizione i locali del museo; Montale scriverà di lei sul “Corriere della Sera”. Viene invitato ovunque. Come ha vissuto e cosa ha provato in quei momenti?
Beh, il mondo si accorgeva di me… Per un artista, essere riconosciuto per la sua arte, è molto importante. Dopo il premio Zagabria, con il ritratto della mia sorellina Rosalba, e quello di Mosca, il successo rimbalzò a Reggio e la sovrintendenza del Museo reggino organizzò una mia retrospettiva, elogiata da Montale sul “Corriere della Sera”. E fui invitato, dall’ambasciatore inglese di Roma, a Berlino per realizzare dei poster a favore della primavera ungherese, che girarono il mondo.
Un’altra fase importante della sua vita è stata il trasferimento a Parigi e la collaborazione con Picasso, Le Corbusier e tanti altri. Cosa ricorda di quella collaborazione?
Vissi due anni a Losanna e da lì, dopo una seconda grande retrospettiva, andai a Parigi, dove una mia ammiratrice russa mi introdusse negli ambienti dell’avanguardia. Sì, conobbi Picasso, Le Corbusier, Jean-Paul Sartre. E fu in una mia personale che Jean Cocteau, l’accademico di Francia, “rubò” una mia tela, lasciando al suo posto un biglietto in cui c’era scritto: “non ho resistito”… La cosa finì sui giornali e io divenni improvvisamente famoso anche per il grande pubblico.
Parigi le ha regalato anche l’incontro con Hiske. Qual è stata l’influeza dell’amore di Hiske nella sua arte?
Hiske la conobbi su un treno, in Svizzera. Era incantevole. Da allora cambiò la mia vita, non solo artistica. Ebbi accanto una collaboratrice e una sostenitrice unica. Cominciò un sodalizio entusiasmante, che è ancora vivissimo.
Dopo aver vissuto a Parigi e a Milano, avete deciso di trasferirvi a Milano. Ha mai rimpianto questa scelta?
Di venire in Calabria lo decidemmo insieme, io e Hiske. Dopo aver vissuto per qualche tempo a Milano, in cui aprimmo una galleria “Studio Hiske”, e dopo aver organizzato esposizioni personali in giro per il mondo - a Toronto, a Montreal, a New York, a Londra, a Monaco e in Medio Oriente - all’improvviso tutto era già visto, già sperimentato. Avevo bisogno di spazi grandi per esprimere la mia arte e della natura. Fu Hiske a spingermi verso la Calabria. Se ne era innamorata e qui fondammo “Musaba”- Parco Museo Laboratorio.
Nel 1969 l’idea, appunto, di realizzare il “Musaba”. Cosa rappresenta per lei questa sua gigantesca creazione?
Mi sembrava che l’arte, l’arte primigenia fosse nata in Calabria e che il mondo se ne fosse dimenticato. Il MUSABA è nato anche per questo, per valorizzare e riportare alla luce tutto quello che di noi, veri “Itali del Sud”, è stato oscurato e dimenticato nel corso di tre millenni. Fu sotto il re Italo di Taurianova che nacque il nome e la cultura Italia, poi Roma se ne impossessò. Per non parlare di Pitagora, che Tommaso Campanella considerò Italo d’adozione… Pensi alla Persefone di Berlino, al Trono Ludovisi di Roma e, soprattutto, ai due Guerrieri di Riace, che sono di stampo etrusco-italo-calabro così consimili ad un terzo guerriero, quello di Todi (Valle del Tevere) oggi ai Musei Vaticani. Anche l’arte del Rinascimento italiano, da Giotto a Michelangelo,dipendono da noi Itali di Calabria. Noi e soltanto noi, con MUSABA, ripeschiamo e rinnoviamo, con tutto il nostro sapere e il nostro coraggio, la nostra identità.
Secondo lei, il suo museo è stato valorizzato come merita dalle istituzioni?
Credo, insieme a Hiske, di aver creato e progettato il meglio che potevo. Le istituzioni non sempre hanno capito e spesso ci hanno ostacolato. Oggi che ho novant’anni posso dire di aver lavorato per le future generazioni, più che per i miei contemporanei. Loro capiranno…
Infine Nik, come festeggerà il suo compleanno? E quali saranno i suoi prossimi progetti?
Sarà una giornata di festa e di lavoro, come sempre. Io compio novant’anni, ma MUSABA ancora deve crescere.
Buon compleanno Nik, grazie per il suo amore verso la nostra Terra e grazie per averci regalato la sua meravigliosa arte. E per festeggiare questo evento martedì, 16 aprile, alle ore 11:00 ci sarà una messa al MUSABA. Siete tutti invitati.

Autore: 
Rosalba Topini
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