Il PD riconquisterà il suo popolo? Intervista a Maria Foti

Dom, 17/02/2019 - 11:40

Eclissato mediaticamente dall'esasperato ed esasperante protagonismo di Salvini, pietrificato nell'attesa di assistere all'insuccesso altrui, incapace di offrire un’alternativa alla politica schizzofrenica del governo legastellato, il PD è finito nell’angolo buio di una narrazione che lo vede come principale responsabile di quanto è andato storto nell’ultimo decennio.
Per capire se da quell’angolo sia possibile uscire, in vista della primarie del 3 marzo prossimo, abbiamo intervistato tre donne del PD: Maria Carmela Lanzetta, Ministro per gli affari regionali e le autonomie nel Governo Renzi, notoriamente vicina all'ex ministro Delrio, uno dei maggiori sostenitori di Maurizio Martina; Maria Foti, assessore comunale di Montebello Jonico, che ha sposato la mozione di Roberto Giachetti; e Barbara Panetta, dirigente regionale del PD, che sostiene invece Nicola Zingaretti.
Prima di capire da dove il PD debba ripartire è necessario avere chiari gli errori commessi. La débâcle del 4 marzo scorso è tutta colpa di Renzi?
Non credo sia solo colpa sua, certamente ha commesso degli errori, primo fra tutti quello di puntare sul referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, che pur avendo come fine nobile lo snellimento delle procedure di approvazione delle leggi mediante il superamento del bicameralismo perfetto, si è strasformato in un referendum sull’operato del Governo Renzi, favorendo la concentrazione di tutte le opposizioni contro la maggioranza di Governo. Del resto, all’ex Premier va riconosciuta l’onestà intelletuale di aver mantenuto fede alle preannunciate dimissioni in caso di sconfitta.
Zingaretti, Martina e Giachetti hanno presentato le loro ricette per risollevare il partito. Quale l'ha convinta di più?
La mozione Giachetti-Ascani. Rivendica con orgoglio i risultati dei cinque anni di governo di centro sinistra sul lavoro, sulla crescita economica, sulle disuguaglianze, sulla scuola, sulla sicurezza, facendo tesoro degli errori commessi e rimarcando l’importanza di parlare a tutti sempre con la verità, con linguaggio semplice e concreto, anche quando si rischia di essere impopolari. In particolare, mi ha convinta la visione di un'Italia che deve crescere di fronte alle enormi sfide della globalizzazione e può farlo solo unita e solo se la solidarietà è accompagnata allo sviluppo.
Il PD è consapevole di poter tornare forte e credibile solo se riprenderà a dialogare con le persone, a battere palmo a palmo i territori. Lo sa ma non fa…
Questo è senz’altro il problema principale per cui elettori e sostenitori che ci avevano dato fiducia, sino ad arrivare al picco massimo del 40% delle ultime consultazioni europeee, nel tempo ci hanno abbandonati. Dobbiamo cambiare l’immagine sbagliata di un partito che sembra rappresentare i poteri forti, un partito radical-chic, che abbandona le classi più deboli e favorisce le classi medio-alte. Per questo è necessario ritornare nelle piazze, nelle strade, nei luoghi di incontro, parlare con le persone, ascoltare i loro bisogni, le loro esigenze, le loro paure e preoccupazioni, altrimenti si perde di vista la realtà del paese e si crea uno scollamento fra gli eletti e gli elettori, con le conseguenti débâcles che da qualche anno a questa parte subiamo nelle diverse competizioni elettorali
Al PD si rimprovera la mancanza di un piano, o quanto meno di una visione, che appassioni. Ammonire le irragionevolezze della maggioranza giallo-verde non basta. Un'idea forte per ricomporre la rottura sentimentale con gli elettori?
Il centro-sinistra non solo in Europa ma in tutto il mondo sta attraversando un momento di crisi legato soprattutto all’incapacità di rappresentare un modello progressista, che negli anni passati, alternandosi ai modelli liberali, ha permesso al nostro Paese e all’Europa intera di vivere in pace e armonia; ciò premesso, l'ondata popolar-sovranista che ben interpreta questo Governo, che non nasconde le simpatie per l’America di Trump, per la Polonia dei fratelli Kaczynski, per l’Ungheria di Orban, alla lunga ci porterà a un isolamento non solo in Europa ma anche nel resto del Mondo. L’alternativa credibile che il Pd deve mettere in campo per contrastare questo populismo è il tema del lavoro; ben vengano, pertanto, strumenti a sostegno dei meno abbienti come la Rei, prima, e il Reddito di cittadinanza, adesso, ma solo dando un'opportunità vera e stabile di lavoro, si riesce a dare quella dignità alle persone rendendole liberi e capaci di acquisire quei diritti sanciti dalla nostra Carta Costituzionale, quali il diritto alla salute, all'istruzione etc.
Elezioni regionali in Abruzzo, vince il centrodestra ma per il centrosinistra si riapre la speranza davanti alle crepe ormai evidenti nel fronte gialloverde. Il PD saprà approfittarne?
È assolutamente necessario risollevare il morale, non limitarsi ad aspettare e sperare di fronte alle crepe ormai sempre più evidenti del fronte gialloverde, dove le tante contraddizioni giornalmente si manifestano. Le elezioni abruzzesi dimostrano che il PD allargato alla società civile, come sperimentato da Legnini, può ancora ottenere buoni risultati elettorali.
Una delle lezioni di Legnini, candidato del centrosinistra in Abruzzo, è che il PD da solo non basta, il mito dell'autosufficienza va archiviato. Si seguirà questa strada anche in Calabria?
Considerato che siamo ormai prossimi alle elezioni regionali, anche in Calabria, facendo tesoro di quanto sperimentato in Abruzzo, chiunque sarà candidato a rappresentare il centrosinistra unito, dovrà cercare di aprire a tutte quelle forze sane presenti nel territorio come le associazioni, i sindacati, la scuola, l’università coinvolgendoli sia nella fase programmatica che in quella eventuale di governo.
Garantire più spazio alle donne nei consigli regionali è stata una delle battaglie PD. Eppure la Calabria, a guida PD, non ha ancora adeguato la propria legislazione elettorale alla legge Maturani, legge del 2016 che obbliga le Regioni a introdurre la doppia preferenza di genere e le quote rosa nelle liste elettorali. Quali sono le ragioni di questo ritardo?
Purtroppo la Calabria è una delle Regioni inadempienti e nonostante gli impegni presi dall’attuale Consiglio Regionale, questa proposta di legge, sostenuta trasversalmente da diverse rappresentanti del mondo femminile, pur annunciandola ad oggi non è stata calendarizzata. Sono comunque fiduciosa che prima della conclusione dell’attuale legislatura la doppia preferenza di genere diventerà legge. 

 

Clicca qui per scoprire cosa ha risposto Maria Carmela Lanzetta

Clicca qui per scoprire cosa ha risposto Barbara Panetta

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
Rubrica: 

Notizie correlate