Il PD riconquisterà il suo popolo? Intervista a Maria Carmela Lanzetta

Dom, 17/02/2019 - 11:20

Eclissato mediaticamente dall'esasperato ed esasperante protagonismo di Salvini, pietrificato nell'attesa di assistere all'insuccesso altrui, incapace di offrire un’alternativa alla politica schizzofrenica del governo legastellato, il PD è finito nell’angolo buio di una narrazione che lo vede come principale responsabile di quanto è andato storto nell’ultimo decennio.
Per capire se da quell’angolo sia possibile uscire, in vista della primarie del 3 marzo prossimo, abbiamo intervistato tre donne del PD: Maria Carmela Lanzetta, Ministro per gli affari regionali e le autonomie nel Governo Renzi, notoriamente vicina all'ex ministro Delrio, uno dei maggiori sostenitori di Maurizio Martina; Maria Foti, assessore comunale di Montebello Jonico, che ha sposato la mozione di Roberto Giachetti; e Barbara Panetta, dirigente regionale del PD, che sostiene invece Nicola Zingaretti.
Prima di capire da dove il PD debba ripartire è necessario avere chiari gli errori commessi. La débâcle del 4 marzo scorso è tutta colpa di Renzi?
L’errore più evidente è stato il referendum del 4 marzo, attraverso il quale, secondo me, sarebbe stato opportuno proporre solo la revisione del titolo V della parte seconda della Costituzione, rimandando tutto il resto. Avremmo evitato la richiesta di autonomia delle regioni del Nord. Ma c’è anche stato un problema di comunicazione e troppo individualismo. Durante la campagna elettorale del 4 marzo, ho constatato che i cittadini facevano fatica a ricordare le tante cose positive del governo Renzi. Per esempio il Rei, approvato molto tardi, è stato, dal punto di vista comunicativo, coperto dal reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia fondante dei 5S.
Zingaretti, Martina e Giachetti hanno presentato le loro ricette per risollevare il partito. Quale l'ha convinta di più?
Io, in questa fase difficile e complessa, avrei auspicato una scelta unitaria da ritrovare senza primarie, ma con un congresso da fare a pochi mesi del voto del 4 marzo, proprio per far capire ai cittadini che si voltava pagina.
Il PD è consapevole di poter tornare forte e credibile solo se riprenderà a dialogare con le persone, a battere palmo a palmo i territori. Lo sa ma non fa…
Sì, lo fa male. Ho fatto parte della Direzione Nazionale, ma come rappresentanti dei territori avevamo pochissimo spazio. Io sono intervenuta parlando di alcune problematiche ambientali calabresi. Ho perfino chiesto a Orfini di dedicare sovente la Direzione ai problemi dei territori dando soprattutto la parola ai delegati dei territori, ma niente da fare.
Al PD si rimprovera la mancanza di un piano, o quanto meno di una visione, che appassioni. Ammonire le irragionevolezze della maggioranza giallo-verde non basta. Un'idea forte per ricomporre la rottura sentimentale con gli elettori?
Un'idea forte significa intanto parlare una sola lingua comprensibile per mettere in primo piano il lavoro, le piccole imprese, la sanità, l’istruzione, i trasporti e il sostegno alle donne che lavorano come la leva attraverso la quale sollevare il Sud soprattutto. Senza lo sviluppo e il progresso del Sud, l’Italia non farà significativi passi avanti. Ma significa proporre anche un’altra idea di Europa Unita, per non lasciarla nelle mani dei vari sovranismi.
Elezioni regionali in Abruzzo, vince il centrodestra ma per il centrosinistra si riapre la speranza davanti alle crepe ormai evidenti nel fronte gialloverde. Il PD saprà approfittarne?
Le “crepe” sono quelle dei grillini, e il Pd sbaglia se pensa di poter crescere solo in questo modo. Deve invece farlo ritrovando e proponendo i temi portanti già citati, ma deve farlo con una sola voce, lavorando sui territori.
Una delle lezioni di Legnini, candidato del centrosinistra in Abruzzo, è che il PD da solo non basta, il mito dell'autosufficienza va archiviato. Si seguirà questa strada anche in Calabria?
Purtroppo l’arrivo del commissario in Calabria non ha cambiato nulla, in termini del solito modo di operare. Il commissario avrebbe dovuto, secondo me, iniziare il suo percorso conoscitivo incontrando i circoli e i simpatizzanti, dimostrando che il Pd aveva capito la lezione. E invece…
Garantire più spazio alle donne nei consigli regionali è stata una delle battaglie PD. Eppure la Calabria, a guida PD, non ha ancora adeguato la propria legislazione elettorale alla legge Maturani, legge del 2016 che obbliga le Regioni a introdurre la doppia preferenza di genere e le quote rosa nelle liste elettorali. Quali sono le ragioni di questo ritardo?
Capire le ragioni riesce un po’ difficile, prevale ancora un modo di agire e di pensare non più consono ai tempi. Però il Consiglio regionale ha agito per primo diffidando il Governo nazionale sull’autonomia del Nord. Per cui il mio appello è che i Consiglieri tutti, all’unanimità, portino all’approvazione, al più presto, di quella che è una norma di crescita e di civiltà.

 

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Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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