Il PD riconquisterà il suo popolo? Intervista a Barbara Panetta

Dom, 17/02/2019 - 12:00

Eclissato mediaticamente dall'esasperato ed esasperante protagonismo di Salvini, pietrificato nell'attesa di assistere all'insuccesso altrui, incapace di offrire un’alternativa alla politica schizzofrenica del governo legastellato, il PD è finito nell’angolo buio di una narrazione che lo vede come principale responsabile di quanto è andato storto nell’ultimo decennio.
Per capire se da quell’angolo sia possibile uscire, in vista della primarie del 3 marzo prossimo, abbiamo intervistato tre donne del PD: Maria Carmela Lanzetta, Ministro per gli affari regionali e le autonomie nel Governo Renzi, notoriamente vicina all'ex ministro Delrio, uno dei maggiori sostenitori di Maurizio Martina; Maria Foti, assessore comunale di Montebello Jonico, che ha sposato la mozione di Roberto Giachetti; e Barbara Panetta, dirigente regionale del PD, che sostiene invece Nicola Zingaretti.
Prima di capire da dove il PD debba ripartire è necessario avere chiari gli errori commessi. La débâcle del 4 marzo scorso è tutta colpa di Renzi?
Certamente no. Non sono stata una sostenitrice della sua linea politica, elitaria e assolutista, ma sarebbe banale e pericoloso scaricare ogni responsabilità su una singola persona. La crisi del Partito Democratico parte dalla mai realizzata fusione tra i due blocchi fondativi e si acuisce con l'avanzare della crisi dei valori e del lavoro. Ci siamo separati dal Paese, non abbiamo avuto la capacità di stare dentro i problemi delle persone, non li abbiamo sentiti nostri. Con l'ansia di inseguire gli altri, ci siamo lasciati convincere che non esistono più i princìpi della destra e della sinistra e abbiamo rinunciato anche al senso di appartenenza. Pro quota, ognuno dovrebbe sentirsi responsabile.
Zingaretti, Martina e Giachetti hanno presentato le loro ricette per risollevare il partito. Quale l'ha convinta di più?
Zingaretti, senza dubbio. Mi ha convinta immediatamente, credo sia la persona giusta per la svolta del Partito Democratico. Umile e determinato, saprà dare respiro ai valori riformisti, progressisti ed europeisti della nuova sinistra italiana. Inoltre, la sua mozione ha una proposta strutturata per il Mezzogiorno il cui sviluppo non è trattato come una questione a sè stante, ma interconnessa alla visione sul resto del Paese. Nord e Sud sono realtà diverse, ma non sganciate. Condivido la sua idea di affiancare alla lotta alla criminalità organizzata un piano di investimenti per la mobilità, per le infrastrutture sociali, per il lavoro, per il risanamento ambientale, i servizi pubblici essenziali, la cultura, l'istruzione e la ricerca; così come condivido la riproposizione del credito d'imposta per gli investimenti e l’idea di istituire una Agenzia euromediterranea per lo sviluppo. Zingaretti abbandona la retorica delle eccellenze, preferendo la valorizzazione dei talenti e delle energie presenti che chiedono risposte e opportunità, tenendo insieme chi nel Mezzogiorno ce la fa, produce e lavora e chi è rimasto indietro.
Il PD è consapevole di poter tornare forte e credibile solo se riprenderà a dialogare con le persone, a battere palmo a palmo i territori. Lo sa ma non fa…
Il congresso serve anche a questo (a proposito, io lo avrei fatto prima), ritrovare una guida e una linea politica che mettano questa consapevolezza dentro una strategia comune. In questo momento tutto è affidato alla buona volontà dei dirigenti e degli eletti. Ognuno in ordine sparso.
Al PD si rimprovera la mancanza di un piano, o quanto meno di una visione, che appassioni. Ammonire le irragionevolezze della maggioranza giallo-verde non basta. Un'idea forte per ricomporre la rottura sentimentale con gli elettori?
Il lavoro e la tutela dei diritti. Non serve inventarsi nulla, basta accorgersi che viviamo in una nuova era sociale ed economica dove i luoghi della lotta sono cambiati. Non esistono più le fabbriche e i contratti di lavoro per come li abbiamo concepiti fino a un decennio fa, fioriscono nuove professioni da regolamentare e nuove forme di mercato dentro cui stare. Le politiche, come le tutele sindacali, devono adeguare la loro proposta ai nuovi bisogni delle categorie sociali. Non esistono più confini e geografie, il mondo è un meraviglioso spazio aperto, in alcuni casi ancora da disciplinare, e avere una visione d'insieme su questi aspetti e sul diritto alla pace e all’accoglienza sarebbe la più forte delle idee.
Elezioni regionali in Abruzzo, vince il centrodestra ma per il centrosinistra si riapre la speranza davanti alle crepe ormai evidenti nel fronte gialloverde. Il PD saprà approfittarne?
Il Partito Democratico di Zingaretti avrà le carte in regola per ricomporre la rottura con il suo universo di riferimento, dentro un progetto ampio, inclusivo e solidale. Non sarà necessario approfittare delle debolezze altrui, daremo al Paese la proposta che non abbiamo saputo mettere insieme alle ultime politiche, a partire da una profonda revisione del regionalismo differenziato.
Una delle lezioni di Legnini, candidato del centrosinistra in Abruzzo, è che il PD da solo non basta, il mito dell'autosufficienza va archiviato. Si seguirà questa strada anche in Calabria?
Mario Oliverio è stato precursore in tal senso, lanciando l'idea di un fronte civico allargato già un anno fa. In una società aperta non possiamo pensare che un partito debba rappresentare tutti da solo, l'idea dell'autosufficienza è stata una delle miopie del Partito Democratico. La Calabria è fucina di personalità socialmente e culturalmente pronte a dare il loro contributo, così come lo sono le centinaia di amministratori che hanno chiesto al presidente di ricandidarsi.
Garantire più spazio alle donne nei consigli regionali è stata una delle battaglie PD. Eppure la Calabria, a guida PD, non ha ancora adeguato la propria legislazione elettorale alla legge Maturani, legge del 2016 che obbliga le Regioni a introdurre la doppia preferenza di genere e le quote rosa nelle liste elettorali. Quali sono le ragioni di questo ritardo?
Nessun ritardo. La doppia preferenza di genere sarà una delle novità della prossima tornata elettorale, così come confermatoci dal presidente Oliverio, in riunione con una rappresentanza delle donne del Partito Democratico, e dal capogruppo Sebi Romeo. La nuova legge elettorale calabrese, la cui formulazione è in itinere, accoglierà alcune indicazioni della Corte Costituzionale e riconoscerà la doppia preferenza. Per quanto riguarda le quote di genere nelle liste, il Partito Democratico le applica già.

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Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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