Il Papa a Cassano: mafiosi io vi scomunico. “Potenti” della terra io vi ho già scomunicato

Sab, 28/06/2014 - 09:00

Non c’è alcun dubbio che Papa Francesco abbia fatto bene a scomunicare gli affiliati alla ndrangheta e non poteva trovare posto migliore di Cassano dove la morte di un bambino innocente grida giustizia. Non ci sono “uomini di onore” tra questi assassini ma, per usare le parole di Sciascia, solo “ominicchi”e “quacquaraquà” con la pistola. Si sentono potenti perché possiedono un’arma ma come tutti i vigliacchi sono forti contro i deboli e gli indifesi.
Chi uccide un bambino ferisce mortalmente l’umanità e se ci fosse l’inferno i responsabili meriterebbero la Caienna più profonda. Non ci possono essere né alibi , né giustificazioni di sorta.
Si rende onore alle parole del Papa nella misura in cui non si è ipocriti.
Io non frequento la Chiesa, né mi arrogo il diritto di spiegare ad altri le parole del Papa. Queste però sono state chiare in ogni circostanza.
è più di un anno che Papa Francesco si muove con decisa coerenza. Se si segue il suo percorso si comprende che non si tratta di esternazioni estemporanee :
L’uomo di stato che ordina un bombardamento su una città uccide bambini. Si dirà che è altra cosa. No! I bambini sono tutti innocenti e nessuno ha il diritto di ucciderli. Quando cadono le bombe su Bagdad, su Kabul, sul Kossovo muoiono bambini nelle loro culle, muoiono madri accanto ai loro figli, vengono sterminate intere famiglie nel sonno. Saranno statisti ma pur sempre assassini. In questo momento duecentomila bambini rischiano la vita tra la Siria e l’Iraq.
Che male hanno fatto. Che significato hanno per loro parole come “vittoria” “sterminio” “stato”. Vorrebbero solo vivere e giocare come tutti i bambini del mondo, mentre bande di assassini li stanno condannando alla sofferenza ed alla morte.
Il magistrato che firma un ‘ordina di cattura per un innocente, terrorizzandone i figli in tenera età,  pratica la tortura. Il Papa è stato chiaro : chi pratica la tortura è scomunicato, soprattutto quando non ha la forza di chiedere perdono perché accecato dal delirio di onnipotenza.
L’industriale che sposta le sue fabbriche all’estero in cerca di nuove braccia da sfruttare, soprattutto braccia di bambini si mette contro il Cristianesimo.
Chi accumula ricchezze in maniera irrazionale, insensibile al grido di dolore che sale dal mondo dei  sofferenti, degli indifesi  ed ammalati è fuori dal Vangelo.
A Lampedusa Francesco ha alzato il suo indice verso l’indifferenza. Chi non ricorda i respingimenti in mare ed i nostri colpevoli silenzi dinanzi a bambini, donne incinte, rifiutati come merci scadute e consegnate nelle mani del boia.
Si dirà che io volutamente abbia voluto allargare il ventaglio di coloro che vengono colpiti da scomunica, diluendo  la potenza delle parole pronunciate a Cassano.
Al contrario. Se non debelleremo il bacillo la malattia colpirà ancora.
Albert Camus nel suo bel romanzo “La peste” ci descrive che il terrore ed il panico che si diffonde in città al dilagare del morbo e che impediscono di fronteggiare il contagio.. La si negava, si aveva paura di pronunciare la parola “peste” metafora del “male”: Metafora delle violenze, delle ingiustizie che si annidano nei cuori degli uomini e che hanno attraversato la storia.
E’ giusto il nostro disgusto ed il nostro disprezzo nei confronti dei mafiosi. E’ giusta, ma sempre inadeguata, la nostra sdegnata reazione nei confronti degli assassini del piccolo Nicola. Tuttavia non basta: la peste non dipende dai singoli “topi” per quanto disgustosi possano essere ma dal bacillo che cresce e si diffonde nel corpo della società.
Questo, i borghesucci ipocriti , conformisti, schiacciati dal pensiero unico dominante non lo ammetteranno mai. Si continuerà a fustigare- e giustamente- la bestialità mafiosa ma si farà finta di non vedere la violenza e la crudeltà  di cui è intriso il “rispettabile” potere che ci comanda.
Giusta la nostra commozione dinanzi alle parole del Papa.
Giusto l’entusiasmo per le parole pronunciate a Cassano… ma non sprechiamole. Non spargiamo fiumi di incenso per non vedere la verità.
Abbiamo un solo modo per rendere onore al Papa: batterci per una società di uomini con uguale dignità, una società  più umana, e, senza retorica, più buona.

Autore: 
Ilario Ammendolia
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