Il letale e anacronistico ossimoro del Palazzo (40ª parte)

Lun, 08/01/2018 - 12:00

Prendo a prestito Totò. Ogni anno la notte del 31 dicembre -1° gennaio, c’è l'usanza di festeggiare l'inizio del nuovo anno. Botti, fuochi pirotecnici, disfarsi delle cose vecchie, ubbidiscono al desiderio del cambiamento, della speranza in un futuro migliore. Per poi, puntualmente, ripetere tale liturgia alla fine del prossimo anno, con le stesse angosce e lo stesso desiderio. Spes ultima dea. Per quanto mi riguarda, devo dire che in questi 365 giorni sono cresciuto. O, almeno, ci ho provato. Non soltanto dal punto di vista dell’età (sarebbe una falsa crescita essendo, purtroppo, ogni anno una sottrazione dal totale della vita), forse neppure da quello della maturità. Semplicemente da quello del percorso, della strada, del cammino. Che è sempre fatto di ostacoli, più o meno grandi e difficili, sui quali arrampicarsi e poi scollinare. Per quanto sia complicata la salita, poi dalla cima di quella collina si vede molto meglio e molto di più l’orizzonte che ti si para davanti. In realtà, come sempre, la notte del 31 dicembre -1° gennaio si girerà meramente una pagina di calendario, ma prendiamo questo atto come spinta per fermarci, guardare indietro e tracciare un bilancio. Anzi, no. Guardare indietro neanche per prendere la rincorsa, che si fa sempre e comunque rivolti con lo sguardo in avanti (sul portale delle case i Romani ponevano Giano bifronte). Rincorsa, bassi e alti, allegria e tristezza. È stato un percorso a ostacoli, un ottovolante di emozioni, un giro di giostra, come magnificamente illustrato da Tiziano Terzani. Comunque intense, amare e dolcissime, conquistate con il cuore e lottate con l’anima. Giorni a volte in contrasto l’uno con l’altro, sbalzi di umore e tracciati di ecocardiogramma schizofrenici. È l’eterno equilibrio fra gioia e sofferenza. Ne ho avuto alcune personali e importanti in questi dodici mesi: anche sofferte e sudate, conquistate con i denti, quindi pure più belle, passo dopo passo. Ho avuto anche le seconde, certo. Importanti, dalle quali sembrava, in alcuni momenti, difficile risalire. Andiamo avanti. Sempre. Senza padroni. Che non è uno slogan, non ha specifici riferimenti umani o politici. È più una filosofia, quasi una sensazione, una volontà, una necessità. Di proseguire nella propria strada e nel proprio percorso a testa alta, passo dopo passo, inciampo dopo inciampo, ma sempre con determinazione e voglia di lottare in quello che si sogna e in quello in cui si crede. Sbagliato o giusto che sia. Sempre senza padroni.

Autore: 
Tonino Carneri
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