Il giramondo più famoso ha 82 anni e fa tappa nella Locride

Dom, 13/01/2019 - 12:20

Con soli 3 euro al giorno e una bici di 20 chili, a cui si aggiungono 30 di bagagli, Janus River, 82 anni, ha attraversato 154 paesi e percorso circa 400 mila chilometri.
Nell'ultima settimana è stato nella Locride facendo tappa a Riace, Roccella, Locri e Bianco. La Calabria è la sedicesima regione italiana che ha deciso di visitare e la percorrerà lungo tutta la costa, pedalando per ben 780 chilometri. Noi lo abbiamo incontrato a Locri, presso il residence "Gnura Momma" che gli ha riservato un'inaspettata ospitalità. "In Calabria ho trovato un'accoglienza magnifica, nella Locride in modo particolare. Generalmente io chiedo un primo abbondante, insalata mista - verde, pomodori e cipolla - condita con l'olio che mi porto dietro e che di tanto in tanto mi regalano le aziende agricole. Qui a Locri mi è stato offerto anche il secondo piatto a base di ottimo pesce che raramente mi regalano. La Calabria è straordinaria,  sono stato nei più grandi agriturismi e villaggi italiani ma la qualità delle strutture che mi hanno ospitato qui e la competenza di gestione non le ho riscontrate altrove, neppure a Rimini e Riccione". Qualcosa, però, lo lascia di stucco. "Nell'attraversare lo Stivale ho incontrato tantissimi sindaci, qui in Calabria pochissimi: i comuni sono quasi tutti guidati dai commissari!".
Anche a Janus non è sfuggita questa peculiarità tutta calabrese...
Passa a raccontarci, poi, un po' della sua storia. Nato in Siberia da padre polacco e madre russa, è rimasto orfano quando aveva solo 3 anni. “I miei genitori sono morti durante la seconda guerra mondiale. Non ho mai saputo cosa volesse dire vivere in famiglia”. Ha iniziato il suo viaggio pedalando intorno al mondo il 31 dicembre 1999, all'alba del nuovo millennio. «Mi capitò sotto gli occhi un articolo su un ragazzo italiano che stava girando il mondo in bicicletta. Mi sono subito detto: perchè non farlo anch'io?". Si imbarcò, quindi, per le Canarie, passando per Barcellona. Poi si diresse verso nord, in Norvegia, quindi in Russia, visitandola per intero. Il 1 dicembre 2016 ha iniziato il suo giro in Italia, Paese che già conosceva. Ha infatti vissuto per oltre 20 anni a Fregene, giungendovi ai tempi di Papa Wojtyla. "Quando seppi che era stato eletto un Papa polacco, tramite la famiglia di mio zio a Cracovia riuscii a ottenere il permesso di soggiorno. Conosco l'Italia come le mie tasche ma le mie tasche da ricco, non da povero". Prima di montare in sella alla sua bici, Janus era, infatti, un impresario di calcio e spettacolo, ha conosciuto personaggi che contano, politici compresi, e guadagnato tantissimi soldi. "Ho lavorato con Berlusconi e organizzato Feste dell'Unità con Veltroni. Ho portato tanti artisti italiani in Russia prima della dissoluzione dell'Unione Sovietica. Tra questi, Albano e Romina, Toto Cutugno, che quando ha cantato "L'italiano" sono tutti impazziti a Mosca. Ho messo da parte un bel gruzzoletto e alla mia morte lo donerò ai bambini orfani della Siberia e del Sud America". Oggi vive con 3 euro al giorno. "Per adesso sono in mano agli italiani - sorride. - L'unica mia spesa giornaliera è la Gazzetta dello Sport. Cappuccino e cornetto, anche se preferisco il bombolone, mi vengono offerti nel 90% dei casi nei bar in cui mi fermo al mattino: grazie ai giornali locali sanno chi sono e in cambio della colazione chiedono solo una foto con me e la mia bici". Negli alberghi, anche i più lussuosi, in cui si ferma a dormire, riposa sempre nel suo sacco a pelo. "Il letto è troppo morbido per me!". Non ha grandi pretese, solo un tetto sotto cui stare. Non chiede mai biancheria ma solo la possibilità di fare una doccia. Qualche volta gli è capitato di dormire anche nei cimiteri. "I cimiteri sono i posti più sicuri: nessuno ti ruba mai niente!". E se gli si chiede se rimpiange il passato, risponde: "Non ho tempo per la nostalgia, devo pensare a dove sarò domani".
Finito il tour in Calabria, Janus raggiungerà la Campania, quindi il Lazio e per finire farà un pellegrinaggio ad Assisi. "Voglio ringraziare San Francesco, patrono d'Italia, per l'ospitalità ricevuta da tutti gli italiani e per il fatto che non mi sia mai successo niente in questo Paese. Anche in Messico ho ringraziato la madonna di Guadalupe". A giugno conta di finire il suo giro in Italia. "A Napoli mi aspetterà una nave container che mi porterà in Venezuela. Tre settimane di viaggio per raggiungere uno dei posti più pericolosi del mondo, dove so già che avrò poca possibilità di sopravvivere. Attraverserò i villagi e lì non ci sarà polizia a proteggermi, sarò tutto solo". È per questo che prima di entrare in Venezuela andrà a presentarsi alle televisioni. "Tutti i banditi guardano la televisione, non leggono i giornali ma non si perdono i telegiornali!". Dal Venezuela andrà, poi, fino in Patagonia. Attraversata la Terra del Fuoco, si imbarcherà nuovamente per raggiungere l’Australia. "Ho programmato di restare lì per quattro anni".
Rotte e progetti di Janus sono, dunque, già ben definiti, e anche il traguardo finale è già fissato. "Arriverò a Pechino nel 2028, quando avrò 91 anni. Entrerò nello Stadio olimpico durante la festa nazionale. Ho l'1% delle possibilità di essere ancora vivo e in buona salute ma io ci spero". A tenere viva la speranza la profezia di un vecchio monaco buddista cambogiano che lo avrebbe rassicurato che vivrà fino a 100 anni. Fino a oggi la profezia sembra avergli portato bene. "Non sono mai caduto dalla bicicletta, non sono mai stato malato, mai visto un dottore in tutti questi anni di viaggio" - ci rivela spalancando i suoi grandi occhi azzurri che custodiscono tutta la sua fierezza e il suo coraggio.
E una volta arrivato a Pechino, sano e salvo, che farà? "Prenderò un aereo e  proseguirò verso l'Oceania, mi piacerebbe finire i miei giorni a Bora Bora o in una di quelle isolette lì". Noi glielo auguriamo e lo salutiamo come gli è stato insegnato qui in Calabria: "Ciao Janus, e saluti pi cent'anni!"

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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