Il caso De Matteis

Lun, 11/02/2008 - 00:00

“Un boia diventa vittima anche dopo mezz’ora. Ma una vittima diventa boia se non tiene cultura”.
Il passo di una rima moderna, di un rap, incide il pensiero di chi lo sente. Punta dritto alla sensazione. Quello che torna nelle mie corde è la canzone di un gruppo salentino.
La magistratura, candidamente vittima di censure e complotti, oggi furente boia di associati alla grande famiglia della ’ndrangheta. Basta una carezza, una lacrima sul viso o una strizzatina d’occhio: sei tinto, sei mafioso. E non c’è appello che tenga in questo Stato delle garanzie negate. Processi a tutti, a mezzo stampa o a mezzo servizio. Sommari, purchè processi. Colpevoli a tutti i costi. E se la magistratura sbaglia, pazienza, paghiamo noi. Scusi per il disturbo questo è quanto. Un assegno, una stretta di mano e via, alla caccia del prossimo stregone “associato”. Si trova sempre il favoreggiatore, e mai il favoreggiato. Quella del dottore Francesco De Matteis è una brutta storia. Una delle tante brutte storie del qualunquismo legislativo. Una intercettazione tra pregiudicati. Il suo nome che viene fuori. Al tempo un attivista politico, il dottore De Matteis. La giustizia, mai celere come in questo caso, che fa il suo corso. Francesco De Matteis trascinato in una torbida storia di associazione, 416. La relazione Basilone, sulla sanità, lo inserisce nell’elenco dei cattivi. Uno tra i tanti uomini occulti dell’orgia tra mafia e politica. Il bravo magistrato, Basilone, ha fretta di chiudere il cerchio. Qualche altro nome è scivolato distrattamente tra le pagine del bel lavoro di relazione. Ma la condanna mediatica è scritta. Il nome di Francesco De Matteis entra a far parte delle macchie nere del sistema calabrese. Francesco De Matteis è un professionista, un uomo serio, semplice. Un padre. Ma non un padre ladro e truffatore. Non un padre trafficante e  favoreggiatore. Un padre. Francesco De Matteis è un medico che dirige un servizio importante, quello per le tossicodipendenze: il Sert. Ha contatti con la polizia giudiziaria, con i tribunali, con gli enti e con le scuole. Non possono creare il mostro che non c’è. Da una telefonata, da un nome sfuggito chissà in che pensiero di Dio. Associazione e basta. Ma la legge, quella vera, non solo è garantista, ma anche giusta, a volte. Ci sono i processi, ci vogliono le prove per dire che Francesco De Matteis è “associato”. E queste prove non ci sono. Non c’è uno straccio di prova. Non si trova nulla nel passato pulito di quest’uomo che faccia gridare al mafioso. E allora è assolto, Francesco De Matteis. Con formula piena, scagionato da un’accusa ingiusta. E anche risarcito, dallo Stato che gli aveva usurpato la libertà. La dignità. Ma restano le ferite, rimane la rabbia del non sentire il rumore altrettanto forte delle scuse pubbliche. Il dito accusatorio non si è trasformato in una mano aperta alla pace, alle scuse. Che non sarebbero bastate a cancellare l’indignazione e il torto subito, ma avrebbero tamponato una ferita aperta. Francesco De Matteis oggi è un uomo libero da ogni ombra, forse più di prima. E’ un uomo che trasuda rabbia nel racconto del suo baratro. La brutta storia inizia nel 1998, quando lui, nella sua Cittanova, è un medico e un uomo politico attivo. Tra le sue conoscenze, quelle di tutti, c’è anche chi è vicino alla famiglia Albanese, nome di spicco a Cittanova. Allora un saluto, un caffè al bar, la discussione sui lavori dello stadio in rifacimento, i consigli che un cittadino chiede a un assessore, a un suo amministratore. Tutto molto sporadico, saltuario. Poi il nome di De Matteis entra in due conversazioni. Chiare, limpide. Il dottore, il politico, l’assessore non fa sconti, non concede favori a nessuno. E’ per le cose giuste, per la legge. Ma niente il suo nome è stato fatto. Scatta l’Associazione. Per mettere dentro i “cattivi” devono poter dire che hanno condizionato la politica, gli appalti, anche quando è chiaramente falso. I carabinieri a casa di De Matteis, l’arresto. Poi è tutto chiarito, il pm Lombardo dà ragione al dottore, la cassazione pure. Tutto in rito abbreviato. Nel 2002 si chiude la vicenda, il caso De Matteis. Ma la relazione Basilone, scivola sulla buccia di banana, dedica tre pagine all’uomo di Cittanova. Anche due scrittori di best sellers che vendono la ’ndrangheta come baraccone editoriale, non stanno attenti. Internet lo condanna. I giornali pure.
De Matteis ha querelato tutti, ha denunciato i magistrati, i giornalisti, tutti. Nessuna risposta. Né dai Prefetti, né dalla magistratura. Niente. L’innocenza non fa notizia.

Autore: 
Pasquale Violi
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