"Grazie Ospedale di Locri, mi hai salvato la vita! Devi vivere ma elimina le criticità"

Mar, 11/09/2018 - 10:53
Giovanna Trombetta ci racconta della sua permanenza presso l'ospedale di Locri dal 31 luglio al 2 settembre 2018

Mi chiamo Giovanna Trombetta, nativa di Isola del Liri, emigrata in America a 20 anni, dove ho lavorato per 35 anni; in fase di pensionamento ho deciso di rientrare in Italia, a Gioiosa Jonica, paese natio di mio marito Vincenzo Giuseppe Paganica. Da dieci anni abbiamo comprato casa e viviamo nella Frazione S. Antonio di Gioiosa Jonica.

Giorno 31 luglio, su consiglio del mio medico curante, sono stata portata di urgenza al pronto soccorso dell'Ospedale di Locri in quanto mi sentivo sfiinita, priva di forze, sentivo dolori al petto, avevo problemi renali, la pressione era 250/130 e non riuscivo a respirare. Mi hanno messo subito sotto controllo, non ricordo molto di quei momenti perché ero fuori di me e respiravo a fatica. Fanno di tutto per risolvere il problema. Non so se sono stata al punto giusto e al momento giusto, ma sembrava che tutti i dottori che mi servivano per il mio problema erano presenti.

Il giorno dopo ho incominciato a stare meglio. Ma c'era un caos indescrivibile. C'era tanta gente al pronto soccorso. Tutti strillavano, gli ascensori non funzionavano, nessun malato poteva essere accudito a dovere perché mancavano le materie prime. Intanto io avevo i polmoni pieni d'acqua. Mi è stata fatta una trasfusione (emoglobina valore 6) e la dialisi. Mi hanno tolto cinque litri di acqua (poi più in avanti altri 15 litri di acqua). Nel pronto soccorso le dottoresse cercavano di spiegare, ma nessuno capiva niente perché parlavano uno sopra l’altro. Sono arrivati anche i carabinieri perchè una ragazza rischiava di perdere lo zio dato che non poteva essere portato in cardiologia, proprio per mancanza di funzionamento degli ascensori.

Un altro paziente aveva la gamba rotta e non gli potevano fare i raggi e portarlo nel reparto ortopedico, che forse non era nemmeno operativo. Io ho dovuto passare una notte sulla barella del pronto soccorso in questa confusione, senza poter riposare. Il giorno dopo, ancora l’ascensore non funzionava e quindi non mi potevano trasferite nel reparto medicina al quarto piano, dove ero stata assegnata.

Chiamai il dottore e gli dissi che non ne potevo più, che sarei salita a piedi pur di avere un letto. Il dottore mi ha capito, ma ero molto debole e non sapevo se ce l’avrei fatta, ma con l’aiuto di mio marito e di altri tre amici, salendo le scale lentamente siamo arrivati al quarto piano nel reparto medicina generale. Non è stato facile nelle condizioni gravissime in cui mi trovavo dover subire questi trattamenti.

Chi mantiene questo ospedale in piedi non sono i muri di cemento, che stanno cascando a pezzi, ma quei pochi dottori e infermieri che ce la mettono tutta per fare il possibile con quel poco che hanno a disposizione. Ma per amore della verità devo pure dire che ci sono degli infermieri che hanno comportamenti non adeguati, svogliati, stanchi sin dall'arrivo e c'è pure qualcuno professionalmente non adeguato.

A me in questo reparto medicina mi si presenta un (credo) infermiere, alto uno e ottanta che trascina i piedi con scarpe della sanità sporche dalla campagna. Non so quante volte mi abbia punto con la siringa per trovarmi una vena senza successo. Intanto il mio sangue era dappertutto e il mio braccio era completamente nero, gonfio e lui visto ciò ha cominciato con l’altro braccio. Mi sono ribellata e lui mi ha detto di stare calma che era colpa mia se non riusciva a trovare la vena. Sinceramente ho richiesto qualcuno che avesse più esperienza, ma non c’era nessuno. Finalmente ha trovato una vena e il mio calvario è finito, ma mi ha lasciata con le lenzuola piene di sangue, il pavimento sporco e d’allora non l’ho visto più (meno male).

Ero sfinita ma almeno avevo un letto. Passata la notte più tranquilla, il giorno dopo ricomincia l’inferno a motivo di una paziente malata di mente che strillava tutto il giorno impedendo a tutti i malati del reparto di riposare. Purtroppo nel mese di agosto a nostra disposizione c’era solo un'infermiera, gli ascensori ancora non erano operativi e perciò tutti si lamentavano. Non c’era rispetto, fumavano nella stanza (non capisco perché in una struttura sanitaria non si rispetta il “non fumare”), essendo allergica al fumo ho cominciato a tossire e a respirare male.

Devo fare un elogio a quell'infermiera che accudiva tutti e 15 pazienti da sola, dietro insulti; le dovrebbero dare una medaglia d’oro per la sua pazienza, bontà e amore verso il suo lavoro. Ogni giorno che seguiva era sempre peggio, quasi più del pronto soccorso (quanto a confusione), quando finalmente hanno capito che il mio problema era anche il cuore. Sono stata trasferita al quinto piano cardiologia e stavolta con l’ascensore finalmente funzionante. Arrivata nel reparto si è presentato a me tutt’altro scenario, cioè gli infermieri più professionali e seri nel lavoro, il primario mi ha fatto la prima visita e da subito ha capito il problema, dandomi le giuste medicine e cure per risolvere ciò che avevo.

Il piano era controllato, non erano ammesse persone al di fuori dagli orari di visita. Mi hanno salvato la vita, questo è certo! E io voglio rendere questa mia testimonianza e ringraziare tutti (reparto cardiologia e nefrologia in particolare) per aver avuto pazienza con me, mettendomi in sesto per poter tornare a casa. Con queste mie dichiarazioni voglio dire che se si assumono le giuste persone i reparti funzionano tutti, nessuno escluso, quindi l’ospedale di Locri non è tutto negativo.

Giovanna Trombetta

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