Festa della Musica... e che l’estate abbia inizio!

Dom, 21/06/2015 - 11:56

Anche quest’anno Siderno sarà pizzicata dal morso della tarantola e saluterà il solstizio d’estate al ritmo della catartica e indomabile musica popolare. Grazie allo sforzo organizzativo della Pi Greco Communication torna l’elettrizzante appuntamento con la Festa della Musica, realizzata in collaborazione con il Comune di Siderno, iWorld, fm eventi e il settimanale free press Riviera. Per l’edizione 2015 dell’evento, la Pigreco Communication è stata affiancata dalla iCompany (www.i-company.it), l’importante network discografico diretto da Massimo Bonelli che, a partire da quest’anno, gestisce anche l’organizzazione generale del Concertone del Primo Maggio di Roma. Una ubriacatura solenne di musica è in programma, dunque, per oggi a partire dalle 21, in piazza Portosalvo che, dopo la proiezione del docu-film Kaulonia Tarantella Festival (prodotto proprio da iCompany), sarà animata dalle note dei Sabatum Quartet, da uno showcase di Mimmo Cavallaro e dai Gioia Popolare nell’ambito di una manifestazione che si inserisce nel grande progetto di Calabriasona. Abbiamo intervistato uno dei protagonisti di questa sera, Mimmo Cavallaro, tra i più autorevoli interpreti della tradizione musicale calabrese, fondatore della band TaranProject che con i suoi ritmi ha fatto scatenare nonni e nipoti, ritmi che mettono al bando la noia e scatenano quell’allegria assurda che ti cinge alla vita mentre i sederi ballano e un piacere sconosciuto solletica e palpita.
Qualcuno disse “L’anima domanda, la musica risponde”. Che risposte dà la sua musica?
La mia musica richiama le nostre radici popolari, ha a che fare con il passato e in particolare con il mondo contadino ma vengono sperimentate nuove strade così da far scattare scintille creative nella tradizione.
Ha rispolverato la lira calabrese. Cos’ha questo strumento da regalare alla musica?
La lira calabrese è uno strumento arcaico arrivato dall’Oriente. Stando alla mitologia greca, l’invenzione della lira è da attribuire a Mercurio, che in giovane età, intrattenendosi a colloquio con una tartaruga, la privò crudelmente della sua casa e tese, all’interno del guscio, sette corde di budello di pecora, costruendo così la prima lira. Donò quindi lo strumento ad Apollo, che a sua volta elargì al figlio Orfeo, il più famoso poeta e musicista che la storia abbia mai avuto. Sono state le Muse a insegnare la lira al giovane Orfeo, che divenne talmente abile al punto da riuscire ad ammansire gli animali feroci e far commuovere persino le divinità degli inferi. La lira stava per scomparire negli anni ‘80 ma è stata riportata alla luce da un gruppo di ragazzi che hanno setacciato i paesini della Locride scoprendo che ancora c’era qualcuno che la suonava. Oggi è uno strumento che fa parte di quasi tutti i gruppi popolari calabresi perchè è in grado di riprodurre la sonorità tipica del nostro territorio. È uno strumento straordinario che vale la pena suonare e far conoscere alle nuove generazioni.
Con i TaranProject è riuscito a far straripare le piazze non solo in Italia ma anche all’estero e far ballare nonni e nipoti. Qual è la vostra forza?
Il nostro pregio è aver riportato nelle piazze la musica popolare vestita da sonorità moderne. E questo riesce ad accomunare e far divertire generazioni differenti.
A un certo punto della sua vita conosce Eugenio Bennato. Cos’ha significato questo incontro per la sua carriera?
Eugenio Bennato è da sempre considerato uno dei precursori e maestri della musica popolare del Sud. Lo ha fatto in tempi non sospetti fondando la «Nuova Compagnia di Canto Popolare», una ricerca poi proseguita attraverso i «Musicanova» fino a generare il famoso movimento «Taranta Power», un progetto musicale esportato in tutto il mondo. È stato tra i primi a capire la forza di questo genere musicale. Mi ha incoraggiato a continuare il mio progetto e mi ha dato una grande mano nella realizzazione del mio album d’esordio,”Sona Battenti”.
Il brano a cui è più legato? E perchè?
In realtà sono legato a diversi brani. Quello che senz’altro ha avuto un grande riscontro e che per me significa tanto è Passa lu mari, che ha come tema il fenomeno dell’immigrazione ed è caratterizzato da suoni che si aprono verso il mare, perchè quella è la vera matrice della nostra musica: il Mediterraneo.
Quando è sul palco e abbraccia la sua chitarra è come se la sua musica invitasse ad abbandonarsi a un piacere sensuale senza peccato per il quale richiede il massimo rispetto. È così?
Sì, quando ho di fronte il mio pubblico cerco di comunicare al meglio la mia passione per la musica attraverso le corde vocali, le corde della chitarra e non da ultima l’espressività. Spero di riuscire a solleticare nel modo giusto l’appetito e la voglia di divertimento della gente e coinvolgerla in questo fantastico mondo della musica popolare.
Si sente un po’ il punto di riferimento per i gruppi emergenti locali?
Ascoltando i giovani gruppi di musica popolare mi rendo conto che si lasciano un po’ ispirare da noi e questo mi lusinga.
A chi si dice stanco della tarantella cosa replica?
Non ascoltatela, non siete obbligati. Peggio per voi!

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro

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