Federica Roccisano: “Non ho rappresentato i burattinai di partito”

Dom, 14/01/2018 - 11:20

Durante la conferenza stampa di mercoledì mattina hai illustrato quelle che ritieni essere le motivazioni che hanno convinto Oliverio a rimuoverti dal tuo incarico. Ma quando hai realizzato che non avresti mantenuto la carica fino al termine del mandato?
L’ho pensato ogni giorno, semplicemente perché non c’era mai stato nessun accordo secondo il quale sarei dovuta rimanere fino alla fine. Per questo motivo ogni giorno ho dato il meglio di me, seppur con molti limiti, per non avere nulla da rimproverarmi, almeno nell’impegno.
Sempre durante l’incontro con i giornalisti hai raccontato che il governatore ti aveva dato l’opportunità di presentare le dimissioni lo scorso 2 gennaio. Come ha giustificato questa richiesta e perché hai scelto di lasciare inascoltato il suo appello?
Le dimissioni dovrebbero essere un atto spontaneo di chi le firma ed io non avevo alcun motivo, né di natura personale né di altra natura, per farlo.
La maggior parte dei tuoi sostenitori hanno indicato nel rapporto troppo diretto instaurato con la cittadinanza uno degli aspetti che ti hanno reso “scomoda” agli occhi dei tuoi colleghi della Cittadella. Ma non dovrebbe essere proprio in questo modo che si comporta un rappresentante di Stato?
È quello che penso anche io, anzi, penso che tutti coloro i quali fanno politica devono ascoltare i cittadini per orientare il proprio agire politico: se le nostre azioni sono orientate alla collettività, è la collettività che bisogna ascoltare, non i propri clienti.
Anche se non ne hai fatto il nome ci hai fatto comprendere di aver individuato in Sebi Romeo il principale artefice della tua defenestrazione. Quale ritieni che sia stata la causa scatenante di un astio politico che aveva già assunto la forma di una richiesta di silurarti appena sei mesi dopo l’insediamento della giunta dei tecnici?
Come ho già detto, probabilmente immaginavano di avere a disposizione una persona comoda, che diceva quello che si aspettavano, andava dove si aspettavano e non creava problemi di equilibrio, né di insoddisfazioni “particolari” sul territorio.
A proposito del rimpasto, in uno dei passaggi del tuo discorso di mercoledì mattina hai sottolineato la fumosità del tuo incarico. Designata come un assessore tecnico, sei stata spesso indicata e trattata come un politico a tutti gli effetti, finendo con l’avere oneri e onori di entrambe le qualifiche. All’esito della tua esperienza valuti il tuo operato più tecnico o più politico?
Penso di avere svolto il mio incarico con competenze da tecnico ma seguendo una visione politica che era affine al programma del Presidente della giunta e in maniera coerente con le politiche messe in campo dal Governo nazionale. Più volte mi è stata contestata l’assenza o la non rappresentatività dei circoli PD con tentativi di mozione o screditamenti durante riunioni varie, in realtà penso di non aver rappresentato chi “dirige”, da burattinaio, i segretari di quegli stessi circoli né di avere costituito il loro ufficio di collocamento.
Se potessi tornare indietro nel tempo saresti più accomodante nei confronti di alcune di quelle richieste politiche cui facevi riferimento mercoledì mattina o saresti piuttosto tu a fare la prima mossa?
Se tornassi indietro avrei perseguito, come sempre, il mio senso di giustizia e legalità.
Oliverio ti ha liquidato facendo riferimento a “limiti e insufficienze”. Indipendentemente dalla valutazione del governatore o da ciò che ti ha detto in merito, facendo autocritica, in cosa pensi di essere stata limitata o insufficiente?
Quelli sono gli aggettivi che ritengo più ingiusti e meno aderenti alla realtà. I limiti ci sono stati, nella gestione della tempistica rispetto ai bandi e alle politiche attive: tutti atti meramente burocratici che non dipendono dall’azione politica e per i quali un assessore non può supplire i burocrati, che però spesso e volentieri hanno accompagnato la politica in diversi eventi pubblici.
Hai concluso l’incontro con i giornalisti affermando: “Consiglio al presidente di circondarsi di persone leali”. Oggi non è così?
A mio avviso spesso si preferisce avere vicino chi non mette in evidenza i problemi. Nel mio caso specifico è stato così: quando ho chiesto al presidente di impedire l’ennesima proroga dell’avvio della piattaforma informatica per i servizi del lavoro, e ogni qual volta ho evidenziato le criticità del dipartimento, i miei segnali non sono stati visti come SOS, ma come ostacoli.
Avendo vissuto gli ultimi due anni dall’interno della macchina amministrativa, come immagini si stia delineando il futuro della Calabria?
In questi due anni e mezzo ho visto pezzi di Calabria che non conoscevo, ho conosciuto storie di persone che si sono dedicate al cambiamento positivo per questa amata Regione e ho visto una voglia e necessità di ascolto e di partecipazione che non avevo mai visto prima. Ho visto una Calabria che ha voglia di elevarsi e questo è il futuro che spero si realizzi.
Con l’approssimarsi delle elezioni sono molte le speculazioni relative al tuo futuro personale e politico. Ma tu come vedi il tuo futuro prossimo?
Ho sempre pensato che non servisse un titolo o un ruolo istituzionale per essere utile al proprio territorio, pertanto continuerò a dare il mio contributo nello scenario politico calabrese da cittadina con un osservatorio relativo alle riforme che abbiamo messo in campo nei mesi passati, e quindi al settore del Welfare.

Autore: 
Jacopo Giuca
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