Favoreggiamento e corruzione, indagati 15 magistrati calabresi

Gio, 17/01/2019 - 11:00

Quindici magistrati in servizio nel distretto giudiziario di Catanzaro, con diversi incarichi, sono indagati dalla procura di Salerno. Secondo quanto riporta stamane "Il Fatto quotidiano", i reati contestati a vario titolo sono diversi, fra cui il favoreggiamento mafioso, la corruzione e la corruzione in atti giudiziari. Il relativo fascicolo sarebbe stato aperto dopo che la procura di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri, nel luglio scorso ha trasmesso gli atti per competenza ai magistrati della città campana. Gli uffici coinvolti sarebbero quelli del capoluogo calabrese, di Cosenza e di Crotone. Il quotidiano indica il procuratore capo di Cosenza, Mario Spagnuolo, il procuratore di Castrovillari (Cs), Eugenio Facciolla, e il procuratore aggiunto di Catanzaro, Vincenzo Luberto, fra gli indagati. Al centro dell'inchiesta, episodi di favoreggiamento a beneficio di indagati e rivelazione di segreto d'ufficio in relazione a operazioni di polizia, ma anche la manipolazione di atti relativi a indagini.

"Il Fatto quotidiano", inoltre, riporta di uno scontro fra il procuratore generale di Catanzaro, Otello Lupacchini, e il procuratore della Repubblica, Nicola Gratteri. Il primo avrebbe contestato al secondo di «non rispettare le regole di coordinamento con gli altri uffici giudiziari e di aver fatto il furbo non inviando, come prevede il codice, elementi di indagine alla Procura di Salerno su magistrati calabresi non appena sono emersi spunti». Il Fatto racconta anche di una audizione al Csm da parte di entrambi nel mese di luglio. «Tutti sono farabutti all’infuori di lui - avrebbe detto Lupacchini riferendosi a Gratteri - nessuno capisce nulla, perché il verbo giuridico è lui a possederlo». Ma il giorno dopo è lo stesso Gratteri a parlare: «Mi si dice che io furbescamente non ho trasmesso gli atti a Salerno. Di me accetto tutte le critiche del mondo che sono ignorante ecc. ma sull’onestà no».

Al momento non risultano provvedimenti a carico dei magistrati coinvolti. Dalla procura di Catanzaro nessun commento, così come da parte di alcuni dei magistrati menzionati da "Il Fatto", interpellati al riguardo.

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