Depurazione: peccar di pensieri, parole, opere e omissioni

Lun, 30/07/2018 - 19:00

Fine giugno e primi di luglio, si risvegliano le sirene della depurazione; metà luglio-metà agosto, è argomento da ombrellone; seconda metà di agosto–prima metà di giugno prossimo, l’oblio. Le procure archiviano gli specchietti per le allodole, i sindaci pensano ad altro, i cittadini tra social e teleromanzi annacquano le giornate e annacano il pecoro. Il mare è sporco? Il mare è pulito? Anche se il mare è sporco, è balneabile per legge. I parametri che si tengono in considerazione sono solo di tipo microbiologico e si limitano a due: escherichia coli ed enterococchi intestinali. L’escherichia è una delle specie principali di batteri che vivono nella parte inferiore dell'intestino di animali a sangue caldo (uccelli e mammiferi, incluso l'uomo). Sono necessari per la digestione corretta del cibo. Gli enterococchi tendono a sopravvivere più a lungo nell’acqua rispetto a E. coli o ai coliformi termotolleranti; inoltre, sono più resistenti all’essiccamento e alla disinfezione con cloro. Le Direttive 2006/7/CE e 2000/60/CE ci impongono di classificare le acque di balneazione secondo la scala di qualità “scarsa, sufficiente, buona, eccellente” esclusivamente per la presenza di escherichia e/o enterococchi, ogni altro inquinante non viene tenuto in considerazione. Nei giorni scorsi la comparsa di mucillagini ha allarmato le popolazioni ma le analisi hanno dimostrato che non sono dannose per l’uomo. Vero. Quel che non è vero è che si tratti di un fenomeno che non sarebbe legato a ciò che si scarica nel mare. Le alghe agiscono in natura come i topi, maggiore è la quantità di cibo, più frequente è la moltiplicazione della specie. Può anche darsi che sia vero, e non è vero, che in questo periodo i depuratori funzionano alla perfezione e che nulla viene scaricato in mare. Ma dalla seconda metà di agosto alla prima metà di giugno? Un sistema di depurazione studiato per non funzionare con mega impianti situati a monte e le stazioni di sollevamento sistemate quasi sulla battigia le cui pompe si bloccano ad ogni mareggiata con una bolletta elettrica per il pompaggio che ha valori molto significativi. La Regione, dall’epoca del commissariamento ad oggi, ha speso oltre un miliardo e duecento milioni ed esiste un contenzioso per oltre ottocento milioni che sommano due miliardi di euro, e per molti mesi i depuratori sono intasati dalle acque meteoriche che sono convogliate insieme ai reflui fognari. Quando piove, tutto a mare… pardon, alle fiumare. E meno male che esse agiscono come il sistema linfatico perché depurano moltissimo. Sono stati chiusi i piccoli depuratori per realizzare grandi impianti che sono costati molto per la costruzione e costano moltissimo per la manutenzione. Fin qui i peccati sono stati in pensieri (progetti), parole (propaganda), e opere (i cantieri) ma le omissioni sono seguite a ruota: negare che il sistema è sbagliato e continuare a elargire annualmente milioni di euro per ritocchi che producono solo clientele ma non portano a soluzione nessun problema, perché ormai la depurazione funziona da bancomat per la politica e per le imprese. E i cittadini? Tranquilli. Il mare è sporco? No, il mare è pulito per legge. Alla Regione quando sentono parlare di fitodepurazione si girano dall’altra parte: costa poco e funziona, quindi addio peccati e addio peccatori ma, soprattutto, niente da confessare.

Autore: 
Arturo Rocca
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