Da Locri a Torino lo street artist che scuote il mondo dall'indifferenza

Dom, 08/07/2018 - 12:00

BR1 è la sigla dietro la quale si nasconde un affermato street artist, nato a Locri nel 1984, che ha scelto di mantenere l’anonimato. A 7 anni emigra con la famiglia a Biella. Al primo anno di liceo inizia a conoscere il mondo dei graffiti e dell’hip hop, un universo che non sospettava esistesse. Qualche tempo dopo si trasferisce a Torino; qui scopre nuovi metodi di intervento urbano: i poster d’arte, gli adesivi, gli stencil. Oggi BR1 è tra i protagonisti della Street Art torinese e con le sue opere gigantesche denuncia le contraddizioni della società.
Tra i protagonisti della tua arte la donna musulmana con indosso il velo. Donne velate ma che fumano, giocano a golf, guidano proteste con il megafono. Perchè questa scelta?
Dietro il velo si nasconde una cultura complessa. Noi europei siamo spesso superficiali e non vogliamo andare oltre l’apparenza. Con la mia arte, negli anni, ho provato a creare cultura per rompere questa superficialità. Come tutte le donne, quella musulmana affronta la maternità o avrà bisogno di istruirsi. Avrà necessità di truccarsi o si vorrà interessare di politica ed economia. Per me il velo è un simbolo spartiacque tra ciò che vediamo e ciò che non vogliamo vedere o che ci viene nascosto. Mi piace pensare alle nostre donne calabresi che uscivano di casa indossando il fazzoletto, simbolo di modestia e purezza, oppure al velo che ancora oggi molte donne indossano quando si recano in chiesa o nei momenti di lutto.
Altro tema da te affrontato è l’immigrazione. In un tuo poster intitolato “Indifferenza Generale” hai rappresentato il dramma dei migranti. Cosa pensi della persona che ha messo in rete il fotomontaggio di un bambolotto in braccio a dei soccorritori per dimostrare che non si trattava di un bambino annegato ma di un falso orchestrato dalla propaganda “buonista”?
Nell’ultimo periodo l’immigrazione è diventato il tema grazie al quale è rinato il dibattito politico. L’immigrazione è il tema spartiacque dove destra e sinistra, europeisti e nazionalisti, possono nuovamente confrontarsi. Tutto ciò dopo un lungo periodo in cui la politica ha creato un grande malcontento tra i cittadini, disinteresse e scarsa partecipazione. Oggi è evidente che c’è una parte della classe politica che vuole imporre soluzioni estreme che negano i diritti ai migranti (diritti sanciti dalla Costituzione e dai trattati internazionali), rievocando periodi storici non così lontani, in cui le minoranze sono state perseguitate. Non mi stupisco che oggi i social vengano utilizzati disseminando informazioni false per consolidare la propria propoganda.
Credi che la Street Art oggi eserciti pienamente il suo potere anti-commerciale e anti-giuridico?
La street art è un movimento ampio e internazionale, che comprende al suo interno molte discipline. Alcune di queste ancora oggi sono caratterizzate da una forte carica anti-commerciale e politica. Mi riferisco all’adbusting, movimento che cerca di sovvertire la pubblicità commerciale nello spazio pubblico, oppure all’urban intervention, movimento che cerca di modificare lo stato di fatto dello spazio pubblico, che in realtà è organizzato in base a dinamiche di potere. Si pensi, ad esempio, alle porzioni di spazio pubblico intorno ai palazzi del potere, che non sono più pubbliche, o a tante altre porzioni di spazio che in nome della sicurezza vengono limitate e sorvegliate. L’urban intervention agisce anche in queste zone per lanciare spunti di riflessione e accendere un dibattito. Tendenzialmente la street art che affronta queste tematiche si organizza in maniera indipendente e agisce in modo spontaneo e non autorizzato. Queste caratteristiche riguardano anche il graffitismo, movimento artistico presente sin dagli anni ‘80, attraverso il quale i graffittari usano un determinato linguaggio per affermare la loro libertà nei confronti di un sistema politico che ci vuole tutti omologati. Molti street artist che portano avanti un’arte libera e anti-commerciale spesso sono o erano graffitari, e condividono gli stessi ideali.
Quanto la Street Art oggi è politically correct e controllata dal potere economico?
La street art ha avuto così tanto successo che oggi il potere politico, per mezzo delle amministrazioni comunali, e il potere economico, con le campagne pubblicitarie delle grandi aziende, usano la street art. Per renderci conto di questa situazione, basta guardare le opere di muralismo, dipinti grandi quanto un palazzo, che oggi proliferano in ogni città e spesso vengono utilizzati per rigenerare quartieri periferici con evidenti problemi sociali e di abbandono. Il risultato, purtroppo, è che questa street art è diventata molto decorativa, svuotata di reali messaggi o contenuti. Non si tratta più di interventi liberi, in quanto i bozzetti vengono prima valutati, e gli argomenti scomodi vietati.
Le tue opere sono destinate a durare poco dal momento che scegli come spazi di affissione quelli dedicati ai manifesti pubblicitari; e così all’arrivo di una nuova campagna pubblicitaria la tua installazione artistica viene ricoperta. Non ti dispiace che il messaggio che lanci venga in qualche modo soffocato?
No, non mi dispiace. Anzi sono incentivato a farne di nuovi.
Oltre ad essere artista, sei un avvocato. Un’opera che affiggeresti in un’aula di tribunale?
Non penso che realizzerei un intervento in un Tribunale, ma aver studiato giurisprudenza mi ha dato grande consapevolezza su come gestire la mia arte. Spesso conviene conoscere i limiti della propria attività per capire come spingerli più avanti, senza però creare danni. In generale sono molto interessato al tema della giustizia sociale e dell’equità.
Che opera affiggeresti, invece, nella tua Locri?
Sono molto interessato alla Locride e in particolare alle usanze più tradizionali, ancora vive nei paesi interni. Ho condotto numerosi studi dai quali emerge che molte usanze, tradizioni, comportamenti sociali che noi crediamo essere tipici della nostra zona, in realtà sono diffusi in tutto il Mediterraneo. Mi piacerebbe mettere in evidenza questi argomenti con l’arte, perchè credo che zone come la Locride debbano essere le prime a riprendere un dialogo e una condivisione culturale con gli altri paesi del Mediterraneo, per riscoprire un’identità storica comune.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro

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