Cronaca di un weekend firmato Locride

Dom, 28/10/2018 - 18:40

Ho sentito spesso dire che nel nostro territorio non si organizza mai nulla, che non siamo in grado di combattere per i nostri diritti; a differenza del Nord dove invece si agisce e si lotta. Queste parole hanno sempre scatenato in me delusione e tanta amarezza, perché dette da chi avrebbe dovuto difendere la propria Terra e non inveire contro.
Allora ho deciso di raccontare un fine settimana in questa Regione per far conoscere e forse anche capire cosa vuol dire vivere in Calabria.
Sabato 20 ottobre ore 9,30: presidio a oltranza davanti l’ospedale di Locri per evitarne la chiusura e per l’approvazione degli 11 punti che hanno lo scopo di migliorarne la struttura. Presenti molti sindaci, in primis quello di Locri: Giovanni Calabrese, ma soprattutto c’era la gente che non è rimasta a casa, ma si è recata a firmare la petizione. Il via vai di persone è continuato per tutta la settimana: in tre giorni sono state raccolte 905 firme. Sindaci e cittadini insieme e sempre più determinati in difesa dell’ospedale e del territorio. Particolare tenerezza ha suscitato la tenacia degli anziani che ci tenevano a dare il loro contributo per questa causa. È assurdo far chiudere una struttura ospedaliera che fino a qualche tempo fa era il vanto del territorio. Chi avrà bisogno di cure imminenti, che farà? Dovrà percorrere un’ora di strada e se non arriverà in tempo? Le forze politiche se le pongono queste domande o semplicemente agiscono senza ascoltare la coscienza?
Sabato 20 ottobre, ore 18: Locri, Palazzo Nieddu del Rio, presentazione del libro “Cosa significa oggi essere di Destra?” di Marcello De Angelis, politico, giornalista e cantautore. Lo scrittore grazie alle domande formali e informali del suo interlocutore, Rosario Condarcuri, è riuscito a confidarci del suo vissuto molto intenso e drammatico: il fratello Nanni è morto in carcere in circostanze misteriose e lui stesso ha vissuto un periodo di detenzione; racconta della sua esperienza da parlamentare, degli scenari inediti della politica, ma soprattutto a parlare è un uomo che invece del potere ha preferito salvare la sua dignità e i suoi valori, tanto che termina il libro con questa frase: “meglio perdere le elezioni che perdere se stessi.” Persone che la pensano così sono sicuramente poche, ma ci sono. Ci sono ancora uomini che credono nei propri ideali e vanno dritti per la propria strada rinunciando a quel che apparentemente potrebbe sembrare la via più facile. Si è visto un uomo che raccontava e a tratti si commuoveva. Un uomo che ha lasciato la politica, perché forse ha preferito salvare se stesso.
Domenica 21 ottobre, ore 9,30: continua il presidio davanti l’ospedale, il sindaco Calabrese annuncia la sua presenza con queste parole: “Io ci sono! Ringrazio mia moglie e i miei figli per la comprensione. È domenica mattina, sarei dovuto giustamente rimanere a casa, dedicarmi alla famiglia, invece ho scelto di essere qui, davanti al nostro ospedale. Davanti all’ospedale, con gli altri Sindaci, per difendere un ideale.” A queste parole in anti hanno risposto: “Arriviamo”… E così è stato.
Domenica 21 ottobre, ore 17: presso la libreria Mondadori di Siderno, viene proiettato il film “Sulla mia pelle” che racconta gli ultimi sette giorni di vita di Stefano Cucchi, il trentunenne di Roma morto il 22 ottobre 2009 durante la custodia cautelare. Il ragazzo, al suo arrivo in carcere è stato picchiato dai carabinieri e in seguito ad una lenta agonia, davanti all’indifferenza più totale delle forze dell’ordine, dei giudici e dei medici è morto. Da fuori la sua famiglia lottava contro la burocrazia per poterlo vedere. Ma come si può essere così indifferenti al dolore di un altro essere umano? Come si fa a girarsi dall’altra parte? Gli spettatori sono rimasti paralizzati di fronte a questa disumanità, non c’erano parole, solo lacrime che scendevano abbondanti a bagnare le guance. Dopo sette anni di processi, dopo 45 udienze, dopo essere stati ascoltati 20 testimoni e decine di consulenti tecnici, finalmente la storia del ragazzo trovato morto per cause ancora da stabilire è ad una svolta: l’11 ottobre scorso, infatti, uno dei carabinieri, Francesco Tedesco, ha accusato i suoi due colleghi, Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, di aver pestato violentemente Stefano la notte tra il 15 e il 16 ottobre 2009. Il rimorso di coscienza è arrivato finalmente. C’è un perché quando ci si trova ad affrontare la cattiveria dell’uomo? Rita e Giovanni, i genitori di Stefano, insieme alla sorella Ilaria, in questi anni si saranno spesso chiesti perché… Tuttavia se guardando questa incomprensibile crudeltà, le anime urlano no, come senso di ribellione a tutto quello che è stato visto, allora non tutto è perduto: è ancora possibile sconfiggere l’indifferenza e qualche spiraglio di luce è ancora in grado di illuminare il cammino dell’uomo.
Domenica 21 ottobre, ore 21: nel programma di Rai Uno, “Che Tempo che fa”, un calabrese intervistato da Fabio Fazio afferma: “Nessun essere umano può rimanere indifferente quando un altro essere umano chiede di essere aiutato.” E ancora: “Quando si condivide un ideale, dentro si prova solo entusiasmo.” Quest’uomo ha gli occhi buoni, parla con voce calma, senza offendere nessuno e quasi commuove. Si chiama Mimmo Lucano e fino a qualche settimana fa era sindaco di Riace, poi è stato accusato di favorire l’immigrazione clandestina e costretto agli arresti domiciliari, mentre da qualche giorno, dopo la revoca dei domiciliari, gli è stato proibito di vivere nel suo paese. Quando Fabio Fazio gli chiede: “Ma lei crede di aver fatto qualcosa di sbagliato?”, risponde limpido: “Io rispetto la legge, ma quando si vede qualcuno che muore è impossibile rimanere indifferenti. Anche le leggi naziste erano la legalità, ma non erano giuste. Io credo che la giustizia ha un valore molto più profondo.” Quello di Lucano è stato un discorso non politico, ma umano. È stato un insegnamento utile per salvarci dalla cattiveria, dall’egoismo e dal cinismo.
Questa è la Calabria che io vivo e che io amo, la Calabria che mi arricchisce e mi fa sentire orgogliosa di essere calabrese, perché la mia terra non si accascia, ma lotta per risollevarsi.

Autore: 
Rosalba Topini
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