Compito degli insegnanti è affidare ai ragazzi le coordinate di pensiero

Dom, 08/10/2017 - 17:40
Il dirigente scolastico Vito Pirruccio risponde all’intervento critico della Brigantessa Serena Iannopollo, comparso la scorsa settimana sulle pagine del nostro giornale, dal titolo: “Cari Maestri, insegnate la verità”.

Carissimo direttore, leggo con piacere su Riviera di domenica scorsa l’intervento critico di Brigantessa Serena Iannopollo dal titolo “Cari maestri, insegnate la verità!”. Nel pezzo la giornalista, riprendendo l’iniziativa promossa a Siderno Superiore il 2 ottobre u.s. dall’Istituto da me diretto, l’IC “M. Bello – G. Pedullà –Agnana”, oltre a dare una sua legittima interpretazione storica degli eventi del Risorgimento calabrese, si sofferma su due aspetti (uno contenuto nel titolo) che hanno catturato il mio interesse e la necessità di richiamare l’attenzione dei lettori:
“Non so – scrive Bringantessa Serena Iannopollo – cosa riusciranno a capire di tutta questa storia dei bimbi che in questo esatto momento stanno studiando i Fenici e che si vedono catapultati oltre 1500 anni dopo in un contesto storico del quale non conoscono né il passato né il futuro”;
 “Cari maestri, insegnate la verità!”, invito riassunto nel titolo del pezzo e frutto della dissertazione dell’autrice.
Per quanto riguarda il primo punto, devo far notare a Brigantessa Serena Iannopollo che c’è un’ampia pubblicistica pedagogica di matrice cognitivista e ripresa da Bruner che sostiene il contrario di quanto affermato dall’autrice nell’articolo: si può apprendere qualsiasi cosa in qualsiasi età e ciò avviene una volta acquisite le strutture generali del pensiero. Bruner lo ha sostenuto fino alla veneranda età di 101 anni (è morto l’anno scorso), ma già la Montessori aveva invitato l’insegnante a spingere i bambini e i ragazzi a ricercare nell’ambiente circostante le informazioni utili a costruire strutture fortificate del pensiero. La metodologia del lavoro a spirale, ritornare sullo stesso concetto in più fasi dello sviluppo e sempre in modo più completo e complesso, è la strategia più adatta sulla quale poggiare il processo d’apprendimento.
Da questo punto di vista i ragazzi dell’IC “M. Bello-G. Pedullà-Agnana”, a seconda la fase di sviluppo, hanno affrontato con i loro insegnanti il tema della Libertà dentro il processo storico del Risorgimento italiano e il contributo, storiograficamente oscurato da certa pubblicistica pro-Savoia e pro-Borboni, dei Cinque Martiri di Gerace alla causa nazionale. Quindi, se operazione di verità occorre fare è quello, non tanto di dissertare su opportunità o meno di discutere di tali problemi storici con bambini e ragazzi della scuola primaria o di compiere un’operazione “verità”, ma di affidare ai ragazzi le coordinate di pensiero in grado di comprendere il sacrificio e il sangue versato per le conquiste della Libertà e per edificare uno Stato che, con tutti i suoi difetti, ha compiuto passi da gigante nel processo democratico europeo.
Circa l’insegnamento della “verità” se quella con la “V” maiuscola è irraggiungibile, non di meno lo è quella storica, anche, per i rilievi operati dall’autrice nell’articolo in questione. La Storia è un processo di contrasti per cui, più che ricercare la verità, va salvaguardata dalle tifoserie.

Cordialmente, Vito Pirruccio
Dirigente Scolastico IC “M. Bello-G. Pedullà-Agnana

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