Ciao grande nonno

Dom, 08/10/2017 - 18:00
I nipoti di Gaetano Gallì, per molti anni ingegnere al servizio del comune di Locri, scomparso la scorsa settimana all’età di 95 anni, ricordano le qualità umane e professionali del nonno, che tanto ha donato alla propria comunità, concludendo con una riflessione amara relativa a quanto la società sia cambiata dai tempi in cui il nonno progettava palazzine divenute oggi simbolo del suo paese.

Difficile descrivere la grandezza di un uomo.
E non per le parole da usare senza correre il rischio di cadere nella retorica.
Spesso si imputa al giudicante la (naturale) mancanza di oggettività. Prima ancora di discutere sul merito dei giudizi.
Tuttavia esistono azioni e fatti di vita vissuta che si palesano in modo incontrovertibile e mettono d’accordo tutti.
Ed è questa vita che vogliamo ricordare. La vita di un grande uomo che ha sempre unito e mai diviso. Che ha sempre messo d’accordo tutti, a cominciare dai suoi nove nipoti.
Per noi tutti è stato un esempio, un faro guida. Un’istituzione.
Per quattro di noi, in particolare, è stato molto di più.
Correva l’anno 1992.
Per molti 1992 è il titolo di una serie televisiva, oppure un anno come tanti altri.
Per Teresa, Domenico, Francesco e Giovanni non fu così; tutto cambiò perché tanto gli venne tolto. Se n’era appena andato il loro papà. Un’assenza che sarebbe diventata sempre più rumorosa e sempre più presente, giorno dopo giorno.
Ma nel momento stesso in cui tanto veniva tolto…tanto veniva dato. Strana la vita! Non potevano ancora saperlo, ma lo impararono molto presto.
In realtà lui c’era già, c’era sempre stato. Ma da quel Febbraio 1992, aveva deciso (con la nonna) di farlo in un modo nuovo, per quei nipoti. Più consapevole, più diretto. E da allora, per loro in particolare, non fu più un nonno come tanti altri. Non fu nemmeno “il Nonno”. Fu molto di più. Divenne un padre.
Tanti gli insegnamenti e gli esempi ricevuti da tutti noi…
La generosità, quella vera e spontanea. Silenziosa, umile, semplice.
La dignità ed il rispetto verso se stessi e verso il prossimo.
La “signorilità”, quella che viene da dentro, non certo dagli abiti o dagli accessori.
L’importanza dell’educazione e della lealtà.
Un senso più unico che raro di famiglia.
L’amore, la devozione e la passione per il proprio mestiere, inteso come servizio alla comunità nella quale viveva.
Abbiamo imparato ad amare la storia, ad apprezzare la letteratura, l’arte e persino la musica classica.
Ma la cosa che ci ha trasmesso in modo indelebile e che porteremo sempre con noi nella speranza di farla davvero nostra un giorno, è il suo incredibile senso di attaccamento alla vita!
La sua tenacia nel combattere fino all’ultimo, oltre ogni ostacolo ha dell’incredibile.
Un giorno ha deciso di andarsene. Era stanco di lottare e ha pensato che sì, dopo 95 anni, era il momento di uscire di scena. Così, in sordina con la solita elegante discrezione che lo ha sempre contraddistinto.
Senza darci il modo di ribadirgli, ancora una volta, l’arricchimento che ha portato nella vita di tutti noi.
E per questo, anche per questo… GRAZIE NONNO.
Ti siamo riconoscenti, ti dobbiamo tanto, tantissimo.
Era molto facile volerti bene.
È stato bello in questi giorni riscontrare un affetto sincero da parte delle persone che sono venute a trovarti.
Molti ti hanno ricordato nella vita privata, altri in quella lavorativa, definendoti diverse volte un’istituzione di Locri.
Noi sapevamo bene quanto vi fossi legato. Siamo orgogliosi di questo.
Una comunità che hai sempre servito lavorando con passione e puntualità. Quanti racconti nelle serate invernali davanti al camino, oppure in giardino d’estate.
Quando hai la fortuna di avere come nonno colui che è stato l’Ingegnere del Comune di Locri per più di trent’anni, puoi capire qualcosa in più del tuo paese. Com’era prima, come si è evoluto fino ad essere quello che è oggi. Lo fai attraverso i suoi ricordi, apprendendo della storia di molti edifici, dei sacrifici fatti in fase di progettazione e realizzazione e dell’entusiasmo nel vedere le proprie opere portate a compimento. Perché all’Ingegnere brillavano gli occhi nel parlare di queste cose.
È così che abbiamo imparato cosa vuol dire amare il proprio mestiere svolgendolo con passione e dedizione.
Purtroppo però abbiamo anche avuto modo di capire cosa vuol dire dimenticare.
Ma non certo da lui. Lui ha sempre ricordato tutto e tutti.
In questo, purtroppo, non ha potuto godere del principio di reciprocità, a dispetto della sua devozione… E il tempo ha avuto la meglio su una memoria troppo corta e goffamente amministrata…
Goethe diceva che dove vien meno l’interesse, vien meno anche la memoria.
Senza voler pensare male, si potrebbe tentare di trovare lieve consolazione rifugiandosi nella beata ignoranza. Quella delle generazioni più giovani che per mere ragioni anagrafiche non conoscono il passato.
Ma… “mentre salvar mi voglio, urto in un altro scoglio del primo assai peggior” – diceva un altro nonno a noi caro.
E non c’è scoglio peggiore dell’ignoranza a cui non si vuole porre rimedio, soprattutto al giorno d’oggi. Quando basta davvero poco per documentarsi.
Rifiutata la malizia e cercando invano riparo nell’ignoranza, non resta che rifugiarci nella superficialità e nell’indolenza, strette parenti della dimenticanza nonché generatrici di profonda amarezza e preoccupazione.
Magrissima, inesistente consolazione.
L’amarezza nel riscontrare le caratteristiche di cui sopra nell’atteggiamento anomalo, apatico ed incolore dell’Amministrazione del nostro paese.
Il silenzio e soprattutto la sua assenza in occasione dell’ultimo saluto hanno rappresentato evidentemente il migliore riconoscimento e attestato di stima per un uomo che a Locri ha lasciato in modo indelebile la sua impronta con entusiasmo e orgoglio.
Parlano le opere fatte, gli edifici progettati e realizzati. Il tempo può buttarli giù per lasciare il posto a quelli più moderni. Se questo può avvenire con calce e cemento, non deve verificarsi con la memoria, soprattutto quando si tratta di una comunità che rivendica fortemente la propria identità. Ricordare significa sapere chi si è.
L’amarezza è pertanto del presente. La preoccupazione è rivolta al domani.
È nota la necessità di conoscere il passato per poter comprendere il presente e costruire al meglio il futuro.
Da cittadini locresi abbiamo sempre (e giustamente) vantato e ricordato le nostre origini, la Locri antica, quella della Magna Grecia, di Zaleuco…
Ma in questa occasione è stato pubblicamente dimostrato di avere più di qualche lacuna nel non conoscere il proprio passato più recente, ritenendo superfluo informarsi su ciò che può capitare di non sapere.
Difficile dire quale delle due patologie sia più grave: se l’ignoranza o l’indolenza nel non volervi porre rimedio.
Certo basta questo a qualificare il presente che stiamo vivendo e a generare molte perplessità sul futuro.

Teresa Spanò
Domenico Spanò
Francesco Spanò
Giovanni Battista Spanò

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