Ciao Francesco, troppo grande il vuoto che hai lasciato al tuo "Don Jeu"

Gio, 13/09/2018 - 12:19

Ci sono giorni che vorresti che non fossero mai esistiti, notizie che non vorresti avere mai ascoltato e persone che non vorresti mai perdere. Ieri, mercoledì 12 settembre, è stato uno di questi giorni, sveglia presto perché con tutti gli amici di Pasquino Crupi abbiamo organizzato una giornata di ricordo a cinque anni dalla sua morte. Partenza per Polsi, luogo mistico e legato alla figura del nostro grande scrittore, soprattutto perché in quella montagna aveva scoperto la fede. In quel silenzio è facile trovare se stessi, anche perché si è completamente isolati dal mondo. Per me Pasquino non è stato solo un direttore ma una persona che mi ha voluto bene e mi ha aiutato in uno dei momenti più difficili della mia vita, la morte di mio padre. Rientrato da Polsi ieri sera, e tornato nel mondo reale, si attiva il cellulare con tanti messaggi e telefonate perse. chiamo mia moglie e sento la voce della disperazione: “Rosá, è morto Ciccio Sotira!”. Il mondo reale alcune volte è proprio una merda, il gelo passa attraverso la linea telefonica, il silenzio diventa assordante, non ci si può credere. Non posso credere... Francesco è un ragazzo legato alla mia stessa esistenza, tante le occasioni in cui ci siamo trovati insieme, in cui abbiamo condiviso sorrisi, bevute, serate, ricordi. Ricordi perché dopo quella telefonata solo quello mi rimarrà di te, caro amico. La mia amicizia con tutta la famiglia Sotira inizia dal momento in cui conosco mia moglie, entro a Roccella con molte diffidenze e loro sono subito stati amici con me. Soprattutto Antonella, amica di Paola e Vincenzo, con cui da subito si instaura un rapporto speciale. Mi chiamano “Don Jeu” per via della differenza linguistica evidente tra due paesi di appena 12 chilometri di distanza. Ma anche con la sorella Teresa con sua madre Oriana e con don Toto l’amicizia diventa quasi fraterna. Francesco, tra tutti, è speciale, sembra un cucciolo a cui non puoi non volere bene. Insieme al fratello iniziamo a trascorrere le serate con Luca, Fabio, Peppe e tanti altri amici di Roccella. Francesco è bello, alto, solare. Di lui mi ha sempre colpito la naturale ingenuità come se fosse sempre il piccolo della comitiva, la sua sincerità e spensieratezza, la sua capacità di entrare subito in simpatia con chi entrava in contatto con noi. Ricordo un’estate con il cugino di Luca, uno che all’apparenza sembrava un pazzo esaltato, veniva dalla Germania, lui riuscì a farlo entrare nella comitiva senza dubbi, senza incertezze, come se fosse uno di noi, riuscì insomma ad abbattere tutte le possibili divisioni che nei nostri paesi spesso ci sono. In questo momento cerco nella mente ricordi di Francesco perché il dolore si sopporta solo con la memoria. L’ultima volta ci siamo visti quest’estate al porto, abbiamo passato insieme un’oretta. Mi raccontava di Perugia, dei suoi figli, del trasferimento a Roma, degli amici che si sono persi e di quelli che hanno avuto problemi, era sempre pronto a capire tutti anche i peggiori. Cerco in questo momento delle parole da rivolgere ad Antonella che è sempre stata generosa anche con la penna nei miei confronti e nei confronti di chi ci ha lasciati - penso alle parole che scrisse per ricordare il nostro amico “Miccia” o per altri amici scomparsi di Roccella. Cerco delle parole per Vincenzo con cui abbiamo condiviso bei momenti, lui mi ha sempre dato tutto quello che un amico puó dare. Cerco le parole per Oriana, per Teresa e per la moglie e i figli di Francesco. Queste parole non ci sono, non esistono parole che possono lenire il dolore di una perdita cosí improvvisa e dolorosa. Ciao Francesco, forse eri così speciale che qualcuno ti ha voluto accanto.

Autore: 
Rosario Vladimir Condarcuri
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