Caso Caulonia 2.0: esiste una possibilità per recuperare i posti di lavoro

Mer, 16/08/2017 - 11:20

Non sapevo nemmeno che a Ferragosto si facessero gli auguri eppure ieri sul mio cellulare ne sono arrivati veramente tanti, scorrendoli una cosa mi ha sorpreso: la maggior parte erano degli ex lavoratori delle cooperative che gestivano il progetto di accoglienza su San Nicola e Ursini. Altra cosa di cui mi sono accorto è che fino a qualche mese fa non conoscevo quasi nessuno di questi ragazzi, in poco tempo si è instaurato un rapporto di fiducia e in qualche caso di affetto.  Ho sentito molte delle loro storie, storie che si ripetono costantemente nel nostro territorio. Sono quelle di giovani che sognano di sposare la propria ragazza, mariti con la compagna in attesa che hanno paura di non poter garantire loro un futuro, padri che non riescono ad arrivare a fine mese o non hanno la possibilità di comprare lo zainetto per la scuola.
 In molti per la prima volta hanno avuto la sicurezza di un lavoro stabile, credevano di non dover dipendere più dall’aiuto dei propri cari o dal favore del politico di turno, non sentivano più l’incertezza sulla loro famiglia.
Inoltre cinquanta ragazzini, che dopo le sofferenze del viaggio verso l’Italia da mesi erano stati “parcheggiati” nel sovraccarico e vergognoso “Scatolone” di Reggio Calabria, non venivano più chiamati con un numero riportato sull’etichetta appiccicata al petto ma riscoprivano il loro nome, avevano di nuovo l’affetto di qualcuno, confidavano i propri traumi, scoprivano l’ospitalità di una borgata.
Credo che qualcosa di buono si fosse costruito, ma la nostra mentalità è sempre distruttiva e il tutto sta per terminare senza che ancora ne abbia capito il motivo. Personalmente non faccio parte di queste associazioni, sono stato uno dei progettisti (così come nel progetto gemello di Riace) anche se poi viste le enormi difficoltà dovute anche alle dimensioni del progetto sono stato coinvolto oltre quello che doveva essere il mio compito e ne sono orgoglioso.
Per me non ha senso oggi individuare colpevoli. Io non ho altro interesse che il lavoro degli operatori. Sono stanco, come penso la gente ed i lavoratori, di accuse e bugie che generano solo uno spettacolo avvilente.
Ormai vista la procedura che si è scelto di intraprendere il finanziamento è quasi sicuramente perso.
Ho esposto tanto all’Associazione quanto all’Amministrazione una strada dove almeno una parte può essere recuperato nell’immediato con nuovi fondi.
Facciano tutti un passo indietro, alla ripresa delle attività chiunque avrà convenienza a rilevare il personale precedentemente impiegato visto che è già formato in un settore molto delicato. 

L’Amministrazione dimostri di non essere arroccata su incomprensibili posizioni di potere.

Faccio appello soprattutto alle persone che mi sono sembrate più aperte e moderate nei due schieramenti, ossia al presidente dell’associazione Antonella Ierace e all’assessore Domenico Campisi: la vostra battaglia continuatela non per una vostra vittoria o finirete per andare da parti opposte, ma per far vincere le ragioni dei lavoratori e dei minori che ancora si trovano nei tanti “Scatoloni” ancora esistenti. Solo così ne uscirete tutti con dignità!

Luca Ammendolia

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