A Canolo vige la legge del signor No

Dom, 09/12/2018 - 12:40

Ho scritto settimana scorsa sulle possibili strategie per affrontare la lotta alla ‘ndrangheta in Calabria, e soprattutto nella Locride, ponendo una serie di idee, di strategie e di possibili soluzioni. Ho analizzato anche come il tipo di lotta che sta portando avanti lo Stato italiano non sta producendo nessun risultato, ma solo benefici a chi delinque. Constatavo amaramente che chi governa non ragiona sullo sviluppo di questa terra, non capisce che le uniche armi che servono in questa guerra sono l’occupazione e la cultura. Solo attuando una politica seria che coinvolga anche il territrio e i cittadini si può giungere a risultati nella lotta alla ‘ndrangheta, che, attenzione, non è l’unico problema di questo territorio e non può diventare un alibi per la mancanza di investimenti e di sviluppo.
Premetto questo perché chi deve prendere delle decisioni importanti nel territorio deve essere consapevole di queste condizioni, non può e non deve succedere che chi decide di rimanere e di combattere questa lotta, anche a costo di subire quello che si subisce dai nemici dello Stato, poi venga perseguitato anche dallo stesso Stato.
C’è un’azienda che opera tra Canolo e Agnana da più di 50 anni, oggi da lavoro a 30 dipendenti diretti e porta lavoro ad altre 30-40 persone come indotto. Una Fiat per la zona, la Meridionali Intonaci, azienda di cui abbiamo scritto più volte perché fare l’imprenditore da queste parti e veramente eroico. Storico stabilimento che rappresenta una delle pochissime e solide risorse lavorative della Locride. Purtroppo nel corso della sua storia ha dovuto subire gravi soprusi: uno dei due fratelli titolari, Domenico Gullace, fu ucciso la mattina del 13 aprile del 2000 mentre usciva di casa a Marina di Gioiosa con un’auto-bomba, delitto che non ha mai visto nessuno condannato. Poi in anni recenti, a seguito di un’operazione di polizia è saltata fuori un’intercettazione in cui due persone, poi condannate, discutono, dopo essere state alla Kollmax, azienda degli stessi proprietari di Meridionali Intonaci, sulla possibilità di spaventare il titolare per prendersi l’azienda. Bene, la magistratura decide di commissariare l’azienda, forse perché il titolare è calabrese e da vittima passa a carnefice per cui, anziché tutelarlo, lo cacciano dalla sua proprietà. Effetto immediato la perdita di commesse da parte di molti clienti stranieri che si spaventano della situazione che si è venuta a creare. Il titolare Nicola Gullace riesce nonostante tutto a far passare questi due anni senza grosse perdite e riprende l’azienda e la rimette in sesto in qualche anno.
Questo un breve cenno al passato; oggi la Meridionali Intonaci è stata costretta a inviare una lettera di licenziamento a tutti i dipendenti “a causa dell’insostenibile situazione che si sta registrando nell’indifferenza generale delle autorità preposte”. L'azienda attende da quasi tre anni da parte dell’amministrazione comunale il rinnovo dell'autorizzazione per estrarre il materiale dalla cava. La concessione di nove anni, che dura da oltre mezzo secolo, per lo sfruttamento della cava di Canolo da parte della Meridionale Intonaci è scaduta da tempo e da circa tre anni sono iniziate le difficoltà burocratiche per farla rinnovare. La richiesta di proroga, secondo quanto è stato comunicato, è stata effettuata addirittura nel 2015, 8 mesi prima della scadenza del contratto, prevista per luglio del 2016. Ma ad oggi, nonostante la voluminosa e dettagliata documentazione esibita da parte dei tecnici dell’azienda, nessuna risposta ufficiale è pervenuta né da parte della precedente amministrazione comunale né dei commissari prefettizi.
Vista la situazione, l’azienda si è trovata a non poter rispettare alcuni contratti per la fornitura di materiali e a dover far fronte al pagamento di penali. Purtroppo dopo le lentezze dell’amministrazione comunale, che comunque aveva accettato tutta la documentazione prodotta, è intervenuto lo scioglimento. La nuova commissione, guidata dal commissario Campini, ha deciso di non affrontare la questione; infatti, non ha mai risposto alle richieste dell’azienda, concedendo solo un quantitativo di 10 mila metri cubi estratti durante il periodo di concessione che ha permesso all’azienda di andare avanti per altri 8 mesi. La mancata risposta dei commissari di Canolo nega all’azienda di poter produrre eventuali ricorsi e allo stesso tempo sta costringendo la stessa azienda a chiudere in Calabria per spostarsi in altri lidi meno “complicati”.
Dopo una settimana mi trovo davanti il solito problema. Mentre chi, come me, fa parte di quella società onesta che deve fare sacrifici per il futuro dei propri figli, ci si imbatte spesso in persone che devono prendere decisioni, ma non le prendono perché non sono figli di questa terra e non sentono la necessità che abbiamo noi di avere risposte certe. Ma succede, succede e succede sempre più spesso e io personalmente sto perdendo la pazienza, perché non ho mai sopportato la prepotenza, l’arroganza, la mancanza di coraggio e l’ipocrisia. Tutti questi elementi sono il male che si combina per determinare la tragedia della nostra terra. La prepotenza della mafia che riesce in una situazione di crescente degrado a svilire la Locride con pochi spicci e a dominare i processi economici. L’arroganza dello Stato che invia, senza neanche documentarsi, personaggi che non ti aprono neppure la porta del tuo comune, e governano spesso impedendo ogni possibilità di crescita e di sviluppo. La mancanza di coraggio mio, forse, e della gente che ha paura a ribellarsi a questo stato di cose. Infine, l’ipocrisia di chi governa che pensa che attraverso parate e slogan si può sconfiggere la mafia, che attraverso la militarizzazione del territorio si possano ottenere risultati, che attraverso la presenza di 5 minuti di personalità che utilizzano la loro venuta solo come uno spot si riesca a vincere la battaglia. Le operazioni fatte da questi signori hanno numeri che trasferiti sul campo aziendale porterebbero solo al licenziamento.

Autore: 
Rosario Vladimir Condarcuri
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