Call&Call, uno squallido benservito

Dom, 24/09/2017 - 12:20
Una nuova triste pagina si aggiunge alla vertenza Call&Call di Locri, che vede 129 lavoratori sul punto di essere formalmente licenziati. Nei giorni scorsi alcuni di loro sono stati convocati in video conferenza dalla direzione del personale aziendale, che ha sede a Milano, per sentirsi dire da qualcuno spaparanzato sulla poltrona, a oltre mille chilometri di distanza, che a breve riceveranno la lettera di licenziamento.

Un giorno un tizio mi disse che defecare gli dava una sensazione di straniamento: "Mi alzo, guardo in fondo al water - mi confessò - e mi chiedo: ma questa è opera mia?". Non so cosa stia pensando Umberto Costamagna, fondatore e presidente di Call&Call, di quello che somiglia sempre più a quanto ognimattina eliminiamo tirando giù lo sciacquone. È consapevole che la sua merda sia divenuta un dramma?
Il sindaco di Locri, Giovanni Calabrese, dopo la scelta di Costamagna di creare opportunità di lavoro portando una fetta del suo Call&Call a Locri, lo aveva insignito della cittadinanza onoraria. Oggi Costamagna ha disonorato pienamente questo riconoscimento. Dopo aver usufruito di finanziamenti pubblici, la bellezza di 580 mila euro, ha deciso di chiudere la saracinesca per rastrellare denari altrove. E così, con intollerabile spocchia, se ne è andato, rinfoderandosi nella giacca, tirandosi su il colletto, e lasciando nella più totale incertezza e disperazione chi lo aveva accolto come un eroe.
Come un salvatore della patria l'aveva descritto, qualche anno fa, anche un articolo apparso sul settimanale nazionale Panorama che così titolava: "Dall’inizio della crisi quest’uomo ha assunto 1.500 persone". Aggiungendo nel sommario: "Umberto Costamagna è un cattolico di sinistra che crede nell’etica". Alla luce di quanto si sta consumando a Locri, una tale presentazione fa sorridere. Anzi no, fa incazzare.
Può succedere ovunque che un'azienda decida tutt'a un tratto di fare fagotto ma qui da noi una decisione così brusca assume inevitabilmente un sapore più amaro.
Nei giorni scorsi un gruppo di lavoratori della Call&Call è stato convocato in video conferenza dalla direzione del personale aziendale, che ha sede a Milano, per sentirsi dire da qualcuno spaparanzato sulla poltrona, che a breve gli verrà recapitata la lettera di licenziamento. Un "benservito" per cui sono state scelte delle modalità che sono la cattiveria in carne e ossa. L'azienda avrebbe proseguito con il suo infausto appello se al racconto del gruppo convocato, sconvolto dall'ennesima prova di insensibilità della Call&Call, gli altri dipendenti non si fossero rifiutati di sedersi di fronte a chi si arrogava il diritto di decidere il loro futuro in diretta, a oltre mille chilometri di distanza.
Nonostante la Politica si sia detta pronta a evitare il dramma Call&Call e sia stata ascoltata con attenzione esasperata dai lavoratori, come chi si sforza di leggere le labbra contratte di un paralitico, l'azienda ha mostrato menefreghismo, gelo, non accettando di sedersi a un tavolo e ragionare.
Nemmeno il tentato suicidio di un uomo, che aveva appena scoperto di essere tra i licenziati, ha sortito un qualche effetto in un'azienda iceberg.
Ma i lavoratori non si arrendono: venerdì scorso, in occasione dell'inaugurazione del Polo Scolastico dell'Infanzia "Virgilio" di Locri, hanno marciato insieme ai sindacalisti, chiedendo udienza al Presidente Mario Oliverio. Pare che il governatore della Calabria abbia assicurato che si prenderà carico del problema.
Non voglio immedesimarsi su quanto i dipendenti di Call&Call e le loro famiglie stanno vivendo in questi giorni, non ne sono degna. Mi auguro, tuttavia, che riusciranno a guarire dal fuoco sordo, incolore che sta provando a bruciacchiare questa terra. Le vostre ferite sono perfettamente curabili, non cedete alle evitabilissime trappole dell'inerzia e dell'abbandono, non fatevi abbattere dalla tristezza nemmeno quando la tristezza impiegherà l'artiglieria pesante. Spero con voi in un'irruzione improvvisa di buon senso che abbagli gli avventori imbevuti di disumanità. Ma qualora le speranze dovessero rivelarsi vane, non permettete a nessuno di portarvi via la dignità.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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