Anche Cristo non aderì al pensiero unico dominante

Dom, 21/04/2019 - 11:20

Quando ero bambino aspettavo tutto l’anno la “Settimana Santa” perché in quei giorni entravamo in un’altra dimensione della vita.
I nostri Paesi si trasformavano in piccole “Gerusalemme”: le Palme, le tre serate con centinaia di “fratelli” che sfilavano con la corona di spine sulla testa, la processione del Cristo legato alla colonna, “Cristo morto” con la Madonna addolorata: i “Paternostri” cantati nelle strade; le “tenebre”; il “Karacolo”; la Pasqua di Resurrezione. La “Gloria” suonata dalle campane di tutte le chiese.
C’era la tradizione, il rito, la Fede, un “mondo” che ti rimane sempre dentro e che sempre ritorna ponendoti le eterne domande a cui non è mai possibile dare una risposta definitiva: chi è stato Cristo? Al di là della “fede” ha lasciato nel nostro animo impronte così forti e tali da poterci orientare nel presente?
Ho cercato sempre di rispondere a tali domande decisamente importanti nell'esistenza di ogni uomo, e l’ho fatto percorrendo sentieri non miei.
Confesso che tale tentativo mi ha indotto a trascorrere qualche giorno in un Convento; oppure, grazie all'amicizia del dottor Gliozzi, a partecipare a qualche giornata di un “ritiro spirituale”. Ma, sicuramente per limiti miei, non sono stato capace di trarne grande giovamento.
E così quel "mondo" lontano della mia infanzia mi insegue sempre, e nonostante gli anni che mi sono lasciato alle spalle molti conti restano aperti.
Ho qualche certezza sulla immensità del Cristo per come emerge dalla Storia: un Uomo che non ha accettato l’ordine costituito e tale “scelta di vita” l’ha condotto a una morte crudele. Non è stato crocefisso dai “Barabba”, anche se questi costituivano un drammatico problema per la società del tempo (e per quella attuale), ma è stato condannato da tribunali “regolari” tormentato dalle “forze dell’ordine” tra il fanatismo della plebe.
Condannato perché non aderiva al “pensiero unico” dominante!
Dalla Croce ha perdonato, promettendo al “ladrone” il Paradiso.
In una società divisa in razze (romani e giudei) e in classi (patrizi e plebei, schiavi e “uomini liberi”) ha avuto la forza di dire che gli uomini sono tutti uguali .
Un messaggio “rivoluzionario”.
So che Cristo non è stato solo questo ma io non ho la presunzione di andare "oltre".
Ognuno “filtra” la propria giovinezza a suo modo per orientarsi nel presente ma… ripensando alla Pasqua della mia infanzia, sento tanta nostalgia per un mondo antico e, a tratti, ingiusto. E tanta amarezza per la società in cui viviamo perchè mi sembra innanzitutto anticristiana, incattivita, piena di odio, di razzismo, di egoismo e di rancore.
"Anticristiana" anche se governata e diretta da sedicenti “cristiani” che baciano Crocefissi e mostrano coroncine del Rosario.
Il Cristo della Storia appartiene a tutti ma essendo nato in una stalla, sfuggendo ai soldati di Erode, ed essendo morto sulla Croce tra i soldati di Roma, credo che appartenga soprattutto a coloro che dal “Potere” (in tutte le sue forme) sono perseguitati o sono schiacciati ed emarginati. Cristiani o musulmani, atei o credenti!
Il “Nazzareno” è stato dalla parte dei “lebbrosi”, della “Maddalena” e s’è circondato da contadini e pescatori.
Oggi, ci sono tutti i motivi per riflettere sul significato di quel Sacrificio e io con questo spirito rivisito il piccolo “mondo” della mia infanzia nel tentativo di trovare l’innocenza e le certezze perdute.
È arduo!
Ma con questo stesso spirito faccio a ognuno di voi gli auguri per una Buona Pasqua e vorrei tanto che le campane dei nostri Paesi suonassero così forti da svegliare le nostre coscienze intorpidite e scuotere tanti nostri conterranei da atteggiamenti pilateschi.

Autore: 
Ilario Ammendolia
Rubrica: 

Notizie correlate