“SPRAR unico sistema di accoglienza e protezione dei richiedenti asilo”

Lun, 29/10/2018 - 16:40

Il 5 ottobre 2018 è entrato in vigore il d.l. 4.10.2018 n. 113 “Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell’Interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrarti e confiscati alla criminalità organizzata
Associare il tema delle migrazioni e dell’accoglienza dei rifugiati alla questione sicurezza costituisce un’operazione politica profondamente censurabile perché accredita nell’opinione pubblica l’immagine dello straniero come agente d’insicurezza e di pericolo.
Come Rete Comuni Solidali e Comuni Virtuosi, impegnati a sostenere in diverse parti d’Italia le amministrazioni comunali che sono coinvolte nella gestione dei programmi di accoglienza dei richiedenti asilo esprimiamo profondissima preoccupazione per le misure introdotte dal D.L. che di fatto abroga lo S.P.R.A.R. per sostituirlo con un sistema di accoglienza per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati. Solo a prima vista ciò può apparire una modifica parziale delle funzioni dello SPRAR mentre ne è in realtà un radicale stravolgimento finalizzato a trasformare lo SPRAR in un sistema del tutto residuale. Nella ratio della norma introdotta dal D.Lgs 142/2015 (e in vigore fino al 5.10.208) lo SPRAR rappresentava l’unico sistema di protezione e accoglienza italiano in grado di assicurare standard adeguati di accoglienza e sostegno all’inserimento sociale attraverso un continuum di interventi di presa in carico rivolti al richiedente asilo fin dal suo arrivo nel territorio nazionale fino alla implementazione di misure di sostegno all’autonomia abitativa e lavorativa dei titolari di protezione. Lo SPRAR è un sistema di accoglienza diffusa con distribuzione proporzionale alla popolazione residente che concepisce l’accoglienza dei rifugiati quale parte integrante dei servizi socio-assistenziali del territorio. Un approccio esattamente opposto a quello dei CAS (centri di accoglienza straordinaria) e dei centri di prima accoglienza a diretta gestione governativa, destinati, nella corretta ottica del D.Lgs 142/2015 a fungere solo funzioni transitorie in vista di un progressivo assorbimento nello SPRAR.
Il D.L. 113/2018 ribalta completamente tale logica e, riportando indietro le lancette della storia, punta tutto su una accoglienza emergenziale, di bassa qualità, dissipativa di risorse pubbliche e totalmente slegata dalla programmazione territoriale e dagli enti locali.
Nei 16 anni della sua storia (dal 2002) tutti i Governi che si sono succeduti hanno riconosciuto proprio nel sistema SPRAR l’unica possibilità di un’accoglienza d’eccellenza e dignitosa. Non si comprende da cosa possa derivare l’irragionevole scelta del D.L. 113/2018 che mina la possibilità di garantire efficaci percorsi di inclusione sociale e che depotenzia un complesso sistema operante in piena trasparenza nella gestione dei fondi (diversamente dai centri straordinari) e che a luglio 2018 vede coinvolti coinvolti oltre 700 Enti locali come protagonisti diretti dell’accoglienza.
Questo sistema ha consentito la crescita di competenze e capacità in capo agli operatori dell’accoglienza, i quali sono diventati professionisti capaci di interloquire con gli enti e i servizi chiamati in causa nei percorsi di inclusione dei beneficiari dei progetti. Il ruolo dell’operatore è stato fondamentale nell’ottenere l’applicazione delle norme in favore di richiedenti e titolari di protezione internazionale, nel tutelare diritti quali l’iscrizione al servizio sanitario nazionale, l’iscrizione anagrafica, l’inserimento scolastico dei minori, la frequentazione di corsi di lingua e professionali, il ricongiungimento familiare, etc. Gli operatori hanno assunto una funzione di mediazione sociale e istituzionale e la loro sul territorio è diventata condizione essenziale per la crescita di una cultura dell’accoglienza nei contesti locali.
Con la chiusura degli Sprar si perderanno quasi 20mila posti di lavoro in tutta Italia!
Il D.l. 113/2018 è intervenuto altresì ad abrogare la protezione umanitaria, importantissimo istituto giuridico presente nell’ordinamento italiano fin dal 1998. L’abrogazione della protezione umanitaria pone serissimi dubbi sui possibili profili di illegittimità costituzionale per violazione dell’art. 10 co.3 della Costituzione e determinerà gravissime situazioni di esclusione e di disagio sociale che colpiranno decine di migliaia di persone particolarmente vulnerabili. Si tratta di situazioni i cui effetti drammatici si scaricheranno sui territori e investiranno in particolare gli Enti Locali che dovranno comunque fornire assistenza a persone vulnerabili che non possono affatto fare rientro nel loro paese di origine come sostenuto da una disinvolta e menzognera propaganda.
La Rete dei Comuni Solidali e i Comuni Virtuosi, nell’imminenza del dibattito parlamentare per la conversione in legge del D.L. 113/108 chiedono a tutti gli Enti Locali di adoperarsi affinché siano introdotte significative modifiche al testo del decreto legge finalizzate a:

  1. mantenere le funzioni e le finalità dello SPRAR quale sistema unico di protezione, destinato pertanto a garantire l’accoglienza diffusa del migrante fin dal momento della presentazione della domanda di asilo o comunque il prima possibile dopo l’eventuale fase di primo soccorso, accoglienza e distribuzione delle presenze in tutte le regioni
  2. assicurare in ogni caso il tempestivo invio allo SPRAR di tutti i richiedenti asilo componenti di nuclei famigliari e di tutte le situazioni vulnerabili (donne sole, vittime di tortura, persone con problemi di salute et)
  3. mantenere la concertazione con i territori al fine di conseguire una distribuzione adeguata delle presenze in tutto il territorio nazionale attraverso la periodica pubblicazione (come finora avvenuto) di inviti pubblici agli Enti Locali di entrare nel sistema SPRAR
  4. mantenere e promuovere il modello dell’accoglienza diffusa evitando tassativamente il ricorso a grandi strutture (caserme et) che non garantiscono una qualità di vita adeguata e ostacolano i percorsi di inclusione sociale
  5. modificare il testo del D.L. 113/2018 prevedendo con chiarezza che sia riconosciuta la protezione umanitaria (o protezione speciale) non solo nei ristrettissimi casi che il decreto prevede ma in tutte le situazioni nelle quali allo straniero nel suo Paese non è effettivamente garantito l’esercizio di una delle libertà garantite dalla Costituzione italiana ed ha perciò diritto di asilo nel territorio italiano ai sensi dell’articolo 10, comma 3 della Costituzione.

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